Trash or not? è il seminario saltuario sul trash, liberamente ispirato all’opera che ne ha avviato l’esegesi: Andy Warhol era un coatto di Tommaso Labranca. Video a confronto estrapolati dal marasma della rete ci aiuteranno a fare chiarezza e chiamare le cose con il proprio nome. Perché non tutto è trash come pensiamo…
NOZIONI PROPEDEUTICHE
La formula matematica del trash è:
INTENZIONE – RISULTATO OTTENUTO = TRASH
I cinque pilastri del trash sono:
- libertà di espressione (atteggiamento condiviso da milioni di persone antintellettuali nelle proprie scelte estetiche)
- contaminazione (mescolanza, alterazione, personalizzazione di gusti diversi fino a renderli irriconoscibili)
- incongruità e massimalismo (il rifarsi a un modello senza preoccuparsi di imitarlo perfettamente, con tratti più o meno marcati di esagerazione emulativa)
- emulazione fallita (si imita non per il solo gusto sterile di imitare e confondersi con mille altri, ma per poter spiccare all’interno del proprio gruppo, con un risultato che non è mai simile al modello)
Def. territorial pissing: posizione biasimevolmente anti-trash, propria di chi sottolinea il trash altrui con fare denigratorio, creando così una barricata virtuale dietro la quale trincerarsi dalle contaminazioni del ridicolo
Def. entropia: mescolanza di elementi diversi e incompatibili tra loro alla base dell’estetica postmodernista (revivalismo eclettico che produce un nuovo trend stilistico)
Def. trashisti: praticanti del trash dotati di ricchezza umana
Def. camp: conoscenza parziale del trash a cui ci si approccia in modo imperfetto per non ripudiarlo del tutto
Def. campisti: coloro che accettano il trash con un po’ di vittimismo
1a lezione: Madonna insegna: il trash è un’arte
(dal capitolo di Andy Warhol era un coatto, Il trash dei ricchi si chiama entropia)
Anche Madonna nasce trash in partenza, poichè anch’essa emula altre dive con una notevole dose di massimalismi. Infatti, la pop singer americana ritiene ingenuamente che basti farsi bionda per emulare Marilyn Monroe. Ma Madonna fa parte della metà ricca del mondo estetico e il suo trash si chiama entropia.
Dunque, se Madonna costituisce un esempio di trash sofisticato assurto al titolo di icona, le sue sosia sono trash e basta, perché esibendosi in remote discoteche della provincia o in degradate vetrine televisive applicano un minestrone di ingredienti senza curarsi minimamente di dare un nome al loro comportamento.
Abbagliata dall’oro dell’icona di partenza, questa trashista cerca di diventare come lei, ma la sua emulazione è sempre imperfetta, perché è poligama. Nella sua aspirazione non c’è il desiderio di diventare come Madonna, non copierà mai perfettamente il modello prefisso (e se lo facesse sarebbe un falso e, pertanto, per niente interessante), ma toglierà, aggiungerà, varierà elementi, rispondendo agli stimoli del proprio impellente furore imitativo).
Esempio di campista: Sabrina Nobile, nella puntata conclusiva di Matinée andata in onda in prima serata su Raidue, si cimenta in una coreografia semiseria sulle note della popolare Hang Up di Madonna. Il suo è l’atteggiamento tipico di chi pensa tra sé e sé: “Questo è quello che passa il convento, poveri noi. Per non restare affogati nella spazzatura, cerchiamo di giocarci e di prenderla in giro”. Il trash le si è rivelato in un processo di camp evolutivo, ovvero lo stadio cui giunge un trashista dopo che i suoi occhi sono stati aperti e lei, anzichè sottrarsi all’orrida scoperta, ci sguazza fino in fondo.
2a lezione: Blob è camp, sempre uguale a se stesso
(dal capitolo di Andy Warhol era un coatto, Trash, Camp e Kitsch)
Una volta usciti dal tunnel del trash si profila la possibilità di far parte dell’universo del camp. Se si acquista la consapevolezza della propria trashitudine e la si accetta, allora si diventa camp, stando attenti a sottolineare che “io, però, non sono veramente così”.
“Il camp può essere puro o evolutivo.
Il camp puro è l’osservazione dei moduli trash effettuata da un esterno, spesso acculturato, che si diverte a giocare con quegli elementi, dopo averli scoperti, cercando di ricreare nuove commistioni artificiali. Il trionfo del camp puro si ha negli ulimi film di Almodovar, nei quali l’esagerata accumulazione di elementi disperati più che da un contagio naturale nasce da un’entropia intellettualizzata, a circuito chiuso, creata da un campista per un pubblico di campisti, non certo di trashisti.
Il camp evolutivo è lo studio cui giunge un trashista che si accetta dopo che i suoi occhi sono stati aperti, Calibano di fronte allo specchio che non fugge inorridito, ma resta affascinato dalla propria mostruosità e fa di tutto per sottolineare i suoi aspetti più orribili”
Un esempio illuminatore nella deriva del trash è rappresentato da Blob, che senza parlare (a differenza di Mai Dire Tv) avrebbe codificato un genere tutto nuovo, almeno per quanto riguarda la televisione. Blob, infatti, ha dato libera espressione alle esagerazioni catodiche incarnando il più emblematico esempio di camp puro. A loro volta, quei protagonisti che si comportavano così rispondendo solo alla propria spontaneità, vagamente mediata da una naturale emulazione del visto-in-Tv, si sono a loro volta campizzati: hanno conosciuto i propri eccessi e hanno cominciato a fare di tutto per esasperarli ulteriormente. Ecco che cos’è il camp, il trash che si rivela a se stesso e alla lunga finisce per perdere di immediatezza.
A tal proposito, anche Blob sarebbe rimasto vittima di questo processo, tramutandosi nell’eterna emulazione di sè, rimanendo sempre uguale a se stesso (a differenza del trash che cambia continuamente evolvendosi).
Esempio di camp evolutivo: Wanna Marchi, ai tempi delle televendite folcloristiche e ancora innocue, era spontaneamente e superbamente trash in tutto. Poi qualcuno le ha rivelato chi fosse davvero e lei, decidendo di stare al gioco, ha snaturato la propria trashitudine pura. Non a caso, il suo tormentone a sorpresa, D’accordo, si è tramutato in un’operazione commerciale costruita a tavolino e indiscutibilmente camp.
3a lezione: La Gialappa’s si sopravvaluta?
(dal capitolo di Andy Warhol era un coatto, Territorial Pissing)
Quante volte, del tutto inconsciamente, ci siamo sentiti più forti del nostro interlocutore per avergli dato del trash? In quante occasioni il nostro metro di giudizio perbenista ci ha fatto prendere le distanze da un esempio di emulazione fallita, additandolo come sconveniente e impopolare? Perché il trash, se visto in un’ottica purista, fa davvero paura e non gioca alla propria reputazione nell’alveo dei più ordinari rapporti sociali. Va a finire, dunque, che prendersene gioco sia il modo migliore per autoincensarsi, sentendosi a una spanna sopra la massa ma di pari dignità con il conversatore qualunquista di turno:
“Il fallimento del tentativo di emulazione e il paragone di questo con il modello originario spingono molti a ridere del trash altrui, tacendo del proprio. Tutti ridiamo del trash e tutti sbagliamo, poiché non siamo mai motivati nella presa in giro. Nascono così i sorrisini di compassione che il presunto superiore fa quando tratta la materia del presunto inferiore”.
Ed a questo punto che Tommaso Labranca, il teorico del trash come categoria estetica dallo statuto analogo a tutte le altre, prende di mira il trio più derisorio della televisione italiana: la Gialappa’s Band.
“Nelle loro performance i tre conduttori sono invisibili e questo rendersi invisibili, questo distaccarsi dalla realtà, dalla tangibilità, non è solo un atto di vigliaccheria, ma è anche il più tipico comportamento anti-trash: lancia il sasso e nasconditi, prima di diventare tu stesso bersaglio di altri sassi. Ben celati, ad esempio, i tre passano in rassegna brani tratti dai palinsesti di piccole emittenti locali. La scelta è ottima: la televisione locale è uno dei più alti esempi di emulazione fallita. Purtroppo, invece di proseguire in un’osservazione imparziale e al limite della scientificità della trashitudine di quelle emittenti, i conduttori di Mai dire Tv si esibiscono in una serie di battute e prese in giro assolutamente gratuite, poiché trasmessa da una rete (Italia1) che nell’era post-Freccero è precipitata nelle regioni della più desolante mediocrità, fatta di filmetti californiani e show da ripristino della pena capitale e per la quale raggiungere i livelli del trash sarebbe già un successo di originalità.
Questo comportamento è originato da un atto di territorial pissing intellettuale: pericoloso (perché spinge all’autosopravvalutazione), mendace (perché non è mai fondato su qualità reali, ma solo supposte) e infinito (perchè c’è sempre qualcuno a Nord di noi che ride alle nostre spalle e ci compassiona)”.
Nei confronti delle voci fuori campo più famose della tv, Labranca è stato piuttosto ipercritico peccando, forse, a sua volta, di parzialità. Per questo, cerchiamo di fornirvi due esempi che ne ripercorrano la parabola televisiva, con meno accanimento e un pizzico di riconoscimento in più dei loro meriti pionieristici.
Ai tempi di Mai Dire Tv la Gialappa’s amava schernire con toni seriosi e pedanti le pecche grammaticali e l’approssimazione linguistica di Concetta Mobili, storica televenditrice ormai passata a miglior vita. Ma, di fronte a tanta spontaneità, vero emblema di un folclore partenopeo doc, era il caso di infierire? Non sarebbe stato meglio lasciar parlare il filmato senza obbligarci a un’unilaterale e dunque fuorviante interpretazione dei fatti? Di tutt’altro avviso sarebbe Blob che, come abbiamo visto, affronta la materia trash con un approccio camp, ma mai parziale o tautologico. Uno slogan orientativo ma mai decisivo appare sul lato sinistro dello schermo, una successione di immagini più o meno legate da nessi tematici lascia aperte più chiavi di lettura e il trash ci parla da solo, senza mediazioni o distorsioni intellettualistiche.
