Amici per Walter Siti

“Il reality è qualcosa di più di un genere televisivo, incarna una tendenza dell’estetica contemporanea: troppo inflazionata, la forma impeccabile dei professionisti stenta a emozionarci, ci serve il brivido del vero. E’ così che molti programmi, dai contenitori della domenica al dopo-Sanremo, si infiltrano di reality, insistono sul backstage e sul vissuto. Chi in Italia ha capito più a fondo le ragioni e le contraddizioni del reality è la coppia Costanzo-De Filippi. Quella che una volta sarebbe stata un’inchiesta sulle carceri diventa una serie di colloqui, di straziante emotività, rubati dalle telecamere nella Casa Circondariale di Velletri; quello che era partito come un talent-show con timidi scorci sul privato dei concorrenti, cioè Amici, si è pian piano riempito di scontri polemici e di pianti.

Il reality stuzzica, allo stesso tempo, la curiosità e la pigrizia: curiosità quando ci mette di fronte a protagonisti che hanno avuto una vita non comune, pigrizia quando ci fa specchiare, e rilassare, nella banalità quotidiana. I ragazzi di Amici, tutti presi a cantare e a recitare, non hanno nè l’età nè le esperienze che possano staccarli dall’ovvio giornaliero; così le loro liti sono liti da ragazzini, e per renderle spettacolari non resta che l’escalation: aggressioni sul piano fisico (Karima è da “sagra del cinghiale”, o la interminabile solfa sul collo del piede di Agata, poco adatto alla danza), insistenza nel metterli uno contro l’altro.
Gli adulti guardano volentieri, perchè possono sfogare quel tanto di crudele e di paternalistico che è latente in ogni pedagogia; gli adolescenti un po’ si proiettano nei divi in erba; un po’ si rassegnano a non avere il loro talento e si scaricano guardando. La fiere delle offese e delle ripicche – in cui vengono coinvolti anche alcuni insegnanti – sostituisce la parte recitata, che è praticamente sparita tra le specialità; mentre la parte ballata e cantata viene rafforzata dai dimostratori (i ballerini professionisti che sono gli unici immuni dal reality) e conserva una sua aura di eccezionalità. Maria De Filippi, maestra di sadismo, che amministra con pause e sguardi sapienti, è al centro di uno spettacolo che ha tutti i numeri del vecchio varietà: a forza di cercare il vero, si ritrovano le macchiette, le attrazioni. E peggio per lui, se qualche ragazzo soffre sul serio”.

(Fonte ‘Vanity Fair’, editoriale di Walter Siti, docente universitario, critico letterario e scrittore).