Maurizio Costanzo

Maurizio Costanzo, da qualche anno a questa parte, ci tiene a passare per un originale apripista. Mettendo da parte i meriti pionieristici degli esordi, che ne fanno davvero un patriarca dell’approfondimento e del dibattito giornalistico, negli ultimi tempi non c’è bislacca quanto inutile idea di cui non abbia rivendicato le peculiarità avanguardistiche.
Chi si ricorda ancora de La Trappola, che ci fu spacciata per prima instant comedy nata da una costola del genere reality smorzato con toni soap? Siamo di fronte al dimenticato tentativo di introdurre un gustoso ingrediente nel prolungato spazio mattutino, testimonianza macchinosa di un ossessivo modo di fare tv. Un’esperienza che si spacciava per interattiva e fortemente innovativa, in quanto avrebbe visto il pubblico arrogarsi il diritto di dire la sua e gli attori messi alla prova nelle loro capacità improvvisative e interpretative, si rivelò in realtà un vero flop. Per un Platinette in versione borghese e un Raffaele Morelli costretto a rimanere, c’era una Marica Morelli, rivelazione di Omnibus, relegata al ruolo di lettrice di sms. Per non parlare della pseudo-protagonista Serena Bonanno, da diva di Centovetrine a povera vittima di una gara tra forze impari, ove il carnefice Costanzo, astuto burattinaio, deteneva il pieno potere sulla preda. Si diverte da sempre, il nostro Dottore, a prendersi gioco dei suoi protetti, a sottolineare ogni istante la propria posizione e quanto nessuno di essi valga senza un suo cenno, o una sua disposizione a darne maggior visibilità. Uno spettacolo, insomma, che si spaccia per essere corale e policromo finisce puntualmente per tramutarsi nel suo perfetto opposto: sfoggio autocelebrativo di un uomo che non sa dire di no alle sfide e, soprattutto, alla vittoria sul ring.
E decide un bel giorno di non parlare più soltanto ad un’elite medio-borghese, colta e già in possesso di elevati strumenti interpretativi per discutere sulla realtà che lo circonda. Ma alla gente. Questa la grande invenzione, che lo ha reso un grande comunicatore e al tempo stesso il peggior responsabile dell’involuzione dei palinsesti televisivi. La voglia di primeggiare e di arrivare al pubblico, attraverso forme di intrattenimento più o meno discutibili e lo sfruttamento di una formula popolare vincente quale quella del circo, ha preso il sopravvento su tutto. Potere del Quinto Potere, come sosteneva Sydney Lumet in un suo celebre film sull’ascendente pericoloso, quasi totalizzante, del mezzo televisivo nella vita umana. Un’influenza brutale, autolesionistica e profondamente nociva nei confronti di chi se ne sente costantemente tirato in causa, che non può fare a meno di snaturare se stesso. Di qui prende avvio la metamorfosi del Costanzo, che un bel giorno si vide risucchiare la sua rispettabile e onorata esistenza dal vortice del Reality Show.
E ora, in piena stagione estiva che lo vede notoriamente insofferente, si lancia nell’ennesimo esperimento di nicchia, pronto a rivendicare un altro guinness dei primati che compensi la lunga serie di fallimenti recenti.
Essendo già ipotecato il suo destino generalista autunnale, con un’altra serata bonus per il suo storico Maurizio Costanzo Show, eccolo che denuncia ancora aria di novità con la sperimentazione estiva.
A luglio scatta il trasloco su Sky Vivo, il canale satellitare aperto a reality e intrattenimento d’importazione su cui la coppia Costanzo-De Filippi ha definitivamente messo radici (Maria ha un contratto d’esclusiva per la diretta del suo Amici nonchè per la messa in onda di contenuti extra).
Il nuovo (o dovremmo dire reiterato) programma di Costanzo si chiamerà Stella e andrà in onda dal 2 al 27 luglio, dal lunedì al venerdì dalle 12.00 alle 14.00, vantando il record di primo talk show satellitare live.
L’infaticabile anchorman della televisione italiana, che non disdegna il lavoro autoriale come anche la regia cinematografica e la scrittura musicale, non può fare a meno del suo primo amore, ovvero il talk show. E rinfresca per il satellite una formula trita e ritrita, che ricorda inevitabilmente il Buon Pomeriggio chiuso per scarso appeal (problema che su Sky, rilevazioni a parte, non si pone).
Come anticipa il Sorrisi di questa settimana,

sarà un programma di immagini e parole, un dialogo quotidiano tra Costanzo e i telespettatori; ci saranno quattro webcam, piccole telecamere dislocate in altrettante località dell’Italia e si potranno inviare sms.

Ma che i telespettatori di Sky Vivo stiano in guardia: dopo una meritata pausa estiva, che Costanzo trascorrerà come sempre ad Ansedonia in compagnia di Maria, libri e giornali, lo rivedremo impossarsi del palinsesto della rete.
Un dubbio sorge tragicamente sospetto. Finito il monopolio sulla tv generalista, si profila il rischio di un nuovo duopolio dei temuti coniugi catodici? E in un canale del pacchetto free di Sky, che non dà mai, ahinoi, segnale criptato?
A svelare il mistero, una clamorosa disamina del caso affrontata da ‘L’Indipendente’, che chiarisce le vere ragioni della sua transumanza verso altri lidi…

C’è un fantasma che si aggira per il mercato televisivo. Anzi una corazzata fantasma. Maurizio Costanzo, in onda da una vita e per anni padrone della programmazione Mediaset, sta cercando casa. Quel che succede è molto semplice: il contratto che lo lega alle tv del Cavaliere scadrà alla fine dell’anno e l’aria che tira per il rinnovo non è delle migliori. Costanzo non è più la macchina da ascolti di qualche anno fa e, soprattutto, non ha nessun feeling con Pier Silvio Berlusconi e il suo staff (è un eufemismo: l’ha sempre trattato con la sufficienza che si riserva ai ragazzini che giocano a fare i grandi). Pier Silvio, però, adesso è il vero capo e la lunga era del “padrone” del Parioli è finita: se resterà a Canale 5 – e potrebbe anche succedere – ne uscirà fortemente ridimensionato nei rapporti di forza con l’editore e negli spazi. Ovviamente Costanzo, che del mondo della tv conosce ogni sfumatura, ha già capito tutto: non c’è stato bisogno che glielo dicessero esplicitamente, sa che il patto di ferro che strinse col Cavaliere anni fa non ha più corso a Cologno Monzese. E infatti ha cominciato a guardarsi intorno. In questi ultimi mesi ha incontrato praticamente chiunque: ha visto i vertici di Sky (sulla quale terrà un programma questa estate, visto che la sua esclusiva con Mediaset è appena scaduta), ha parlato con quelli di La7 e anche con Antonio Marano, per ora ancora direttore di Raidue in quota Lega. A Costanzo piacerebbe, e molto, tornare in Rai, ma certo non da dipendente: ha già chiarito che lui si muove con la sua struttura produttiva e in piena libertà editoriale… Sta di fatto che Costanzo non si muove da solo. La sua Fascino Pgt, che produce in esclusiva per il gruppo Berlusconi (il quale peraltro detiene la metà delle azioni), dà lavoro a decine di dipendenti ed è una corazzata da oltre 50 milioni di euro di fatturato: i programmi di Costanzo e quelli – assai redditizi – di Maria De Filippi, fiction, spettacoli, libri e un’altra miriade di iniziative. Per capirci l’unica società di produzione, in Italia, al livello di Endemol. Questo per dire che il rapporto Fascino-Mediaset non è né può essere in discussione – prova ne sia che la De Filippi ha appena rinnovato il suo contratto con Berlusconi – ma un Costanzo in libera uscita sarebbe un tornado per il mercato editoriale: ha i contatti, la struttura, le capacità per offrire prodotti a chiunque. Forse non potrà farlo con la Fascino, ancora legata a Cologno Monzese, ma si sta attrezzando: si dice stia pensando a una nuova factory in società con un editore romano.

Quale conclusione trarre da questo clamoroso retroscena? Che Maurizio Costanzo rappresenta uno degli uomini più sagaci, intelligenti e acuti del nostro tempo, e non lo si può affatto biasimare. La sua strategica e imperiosa mente ha saputo cogliere lo spirito di un’epoca, e portarlo in scena, non importa se correndo il rischio di spodestare, con ciò, i frutti di un lavoro giornalistico, redditizio e sofferto, che l’aveva fatto amare, per la prima volta, dal grande pubblico. Cambiare sipario quando i contenuti diventano stagnanti, fuori dal tempo, inadatti ad esprimere un nuovo fermento che si insinua nel buco di una serratura o in un confessionale blindato, e che al volgo fa letteralmente impazzire, ecco la trovata geniale. Che il fine, poi, abbia davvero giustificato i mezzi, ebbene, questo è tutto da vedere. Chiediamolo a quel pubblico che ha decretato il fallimento di Voglia, Altrove, Tutte le Mattine, Conversando e Buon Pomeriggio. Quello stesso pubblico a cui Costanzo si era reso devoto ai tempi del baraccone domenicale, rinnegando tutto il resto (e in primis se stesso) per una labile voglia di trash.