Hilary Duff, Lindsay, Paris & Co

“Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive ragazze dappertutto”. Sino ai tempi del mucciniano Ricordati di me, sembrava un must irriducibile, incarnato da Nicoletta Romanoff e il suo sogno di diventare velina a tutti i costi. Ora, invece, qualcosa sta cambiando. Perché la generazione di Paris Hilton, finita alla ribalta per una vita scapestrata e prodiga di gossip scandalistico, sta raccogliendo i frutti del proprio business autolesionistico: l’uscita dai giri che contano.
Prendete Lindsay Lohan, diventata “paradossalmente” l’erede della più famosa ereditiera che ha inaugurato un nuovo malcostume commerciale. A 17 anni era considerata, da Hollywood, la nuova Julia Roberts.
Dopo essere stata protagonista di quattro film, due dei quali grandi successi (Mean Girls, alla sua uscita cinematografica, incassò 24 milioni di dollari), da ragazza promettente era diventata di colpo un sex symbol del grande schermo. Era il 2003. Si erano fatti avanti i registi “di peso”: Robert Altman l’aveva voluta in Radio America, film di punta del Festival di Berlino nel febbraio 2006, e qualche mese più tardi Emilio Estevez, con Bobby, ne aveva consacrato le belle speranze a Venezia.
Lindsay si era lanciata anche come giovane popstar: Speak, il suo primo album uscito nel dicembre del 2004, l’8 gennaio 2005 aveva già vinto il disco di platino. Peccato che, oggi che di anni ne ha appena 21, la sua stella sembra essersi già eclissata e la sua vita, personale e professionale, si è ridotta in mille pezzi. Fra droga, sbronze e arresti, della talentuosa Lindsay Lohan è rimasto solo un offuscato ricordo. Il 24 luglio, a soli 11 giorni dall’uscita da una clinica di Malibu, dove aveva passato un mese e mezzo per disintossicarsi dall’alcol e dalla droga, è stata fermata per guida senza patente, stato di ebbrezza e possesso di cocaina.
Quella stessa sera doveva essere ospite di un programma tv per la promozione del suo ultimo film, l’horror I Know Who Killed me, che usciva nelle sale americane il 27 luglio. Ma lei ha dato forfait e, all’una e mezzo di notte, ha pensato bene di salire sul suo Suv bianco per gettarsi all’inseguimento di Tarin Graham, la sua assistente, in fuga dopo l’ennesima lite. Dopo aver ricevuto una segnalazione, una pattuglia ha fermato l’attrice, che ha pagato per la sua bravata una cauzione di 25 mila dollari per poi sparire nuovamente dalla circolazione.
Le versioni su ‘che fine ha fatto’ si sprecano: c’è chi ha annunciato il suo rientro in un altro centro di disintossicazione, il ‘New York Post’, invece, assicura che si è rifiugiata dalla mamma. Una cosa è certa: trattandosi di una recidiva, visto che era già stata arrestata in maggio sempre per guida in stato di ebbrezza, il rischio di finire in carcere sul serio è praticamente assicurato. E, comunque vada, la sua carriera è in frantumi, come dichiarano produttori, funzionari e colleghi che la conoscono molto bene:

“Aveva il mondo ai suoi piedi e ora, invece, se volesse prendere parte a un film, dovrebbe pagare lei gli studios”.

“Questo gran parlare della sua vita privata l’ha resa famosa, ancor più dei film che ha girato. Adesso con il cinema ha chiuso”

“Il suo problema non è la carriera, ma sopravvivere. Troverà la salvezza solo dopo aver toccato il fondo”

Più che una vittima dello star system, Lindsay è stata identificata come “un prodotto consenziente della macchina dei paparazzi e dei blog, che non si è mai sottratta al gioco grazie a cui diventare popolari”.


Nel precario firmamento delle giovani dive, in compenso, si affaccia una nuova stella. La risposta sana alle scapestrate starlette del 2000: Hilary Duff.
Assieme a sua sorella Hailie, sta colonizzando le copertine delle riviste e i sogni delle adolescenti non solo americane, pronte a dimenticare i vecchi modelli maledetti per cavalcare l’onda di un nuovo fenomeno commerciale: la fabbrica delle Madonnine.
La cantante più trasformista della musica globale ha deciso, infatti, di archiviare i tempi della trasgressione, in cui legava la propria immagine a quella di una ragazza instabile come Britney Spears. Meglio puntare sul duo Duff che, almeno per ora, non ha varcato il confine tra la pagina degli spettacoli e la cronaca nera dei tabloid.
Madonna ha, dunque, studiato un’operazione a tavolino, finanziando un film cucito su misura per loro, con la sua casa di produzione Maverick. Magnanima, ha infine, donato il titolo manifesto Material girls, mutuato dal suo massimo successo anni Ottanta che fa da colonna sonora al film.
La pellicola, azzeccata per le arene di agosto, racconta di due sorelle miliardarie, nonché ragazze immagine per la casa di cosmetici del padre defunto. Condannate al make up e al tappeto rosso, d’un tratto si ritrovano sul lastrico e sono costrette a risalire la china, come nelle migliori favole consumistiche rigorosamente dalla morale a lieto fine.
Sorelle amiche per la pelle? E’ il nuovo slogan che campeggia sui media, ispirato ai valori positivi trasmessi da High School Musical (ormai stendardo ufficiale di un’adolescenza pulita). Delle due, la vera star è la minore, Hilary, lanciata da Disney Channel come Lizzie McGuire, eroina di una serie di incredibile successo. Quando la sitcom è stata cancellata, Hilary si è rimboccata le maniche senza mai fermarsi, circondata da un’equipe composta dai migliori esperti del settore consigliati dalla mamma. Ha così trascinato con sé anche la sorella maggiore di due anni che, vedendola sul palco con il suo gruppo, ha capito che voleva cantare.
Pare che Hilary Duff abbia tutti i numeri giusti per emulare la parabola artistico-manageriale della maestra Madonna, visto che non si limita a recitare e ballare, ma incide anche album (in aprile ha lanciato il quarto, Dignity), disegna una linea di vestiti e di accessori per cani, partecipa a serate mondane ed eventi benefici, ha cantato per il presidente degli Stati Uniti. Un volume d’affari annuo, il suo, stimato 5 milioni di dollari, cifra considerevole persino per il notoriamente redditizio show business del settore (e anche Hilary è poco più che ventenne).
Eppure, la sua notorietà non fa male a nessuno, a lei per prima: “Non sento la necessità, solo perché ho compiuto la maggiore età, di realizzare video hard, sballarmi alle feste o gonfiarmi i seni”.
E il pubblico americano apprezza, gettandosi alle spalle il boom delle gemelle Olsen, ormai passate di moda nonostante lavorassero da quand’erano in fasce.
Da quando persino due icone acqua e sapone come Mary Kate e Ashley sono finite travolte da un pericoloso vortice di divismo, è stato necessario correre ai ripari.

[Per la documentazione ci si è avvalsi di 'Vanity Fair' e 'Il Venerdì di Repubblica']