Fabrizio Stefano Pensa, alias Bicio

Mentre la Corona’s sembrerebbe vivere di luce riflessa del suo Fabrizio, c’è un personaggio finora occulto che ha ottenuto da Vallettopoli un’incredibile pubblicità.
L’ironia della sorte vuole che anche lui, all’anagrafe, si chiami Fabrizio, proprio come il suo boss, mentre rivendica gelosamente il secondo nome Stefano e fa di cognome Pensa. Eppure, per tutti gli italiani sintonizzati davanti alla tv, da diverse settimane a questa parte, lui è semplicemente Bicio.
Per l’edizione 2007 del settimanale estivo di Studio Aperto, Lucignolo Bellavita, il direttore Mario Giordano lo ha ingaggiato come inviato fisso del programma, facendolo seguire dalle telecamere 24 ore su 24 per carpire tutti i segreti del suo sporco lavoro.
Bicio è l’esempio lampante del vero paparazzo (visto che Corona non ha mai scattato una foto in vita sua), quello prezzolato, cinico, spudorato.
Emerso ai disonori delle cronache come indagato dalla procura di Potenza, per aver realizzato degli scatti rubati e ritenuti oggetto di ricatto, Bicio è ora la vera star di Vallettopoli, in grado di denunciarne il marciume attraverso la spassionata adesione alle sue logiche. Mentre pare che il suo mecenate avesse sfruttato delle foto di David Trezeguet e Barbara Berlusconi, ritratti in situazioni piuttosto sconvenienti, per estorcere loro quattrini, l’autore degli scatti proibiti si è sfogato a suo tempo su ‘Panorama’ per chiarire la propria versione dei fatti:

“Sono indagato, senza soldi e devo andare a Potenza. Sono fermo, non posso neppure pagare la benzina. All’agenzia Corona’s siamo trentacinque persone in mezzo alla strada. Gente che lavora e che porta a casa, se va bene, 3 mila euro al mese. Stanno parlando di noi come di una Cupola, quasi peggio di Al Qaeda. Non abbiamo ammazzato nessuno, abbiamo fatto solo delle foto. E come dice il mio avvocato non abbiamo ricattato: è tutto fatturato nero su bianco. Io in questi anni ho fatto foto a della gente che invece di far sesso in albergo, lo faceva in macchina”.

Quando gli hanno chiesto se fosse Corona a sguinzagliare lui e i suoi colleghi, col preciso scopo di trovare dei polli da spennare, si è mostrato subito pronto a difendere l’integrità del capo…


Se mi chiama la tizia e mi dice: ‘Vieni che stasera vado a cena con Luca Toni’, io che sono alla ricerca di scoop, mi apposto. Questo devo fare io, trovare notizie. Ho iniziato fotografando le scimmie, se potessi, farei l’inviato di guerra: a me non interessa vendere le foto ai calciatori. Sono le società che ci chiamano per bloccarle, per evitargli brutte figure. Nel caso di Barbara Berlusconi, i giornali non le volevano perché mancavano tre settimane alle elezioni. Così noi ci siamo rivolti ai siti Internet e abbiamo trovato cinque acquirenti. Prima che andassero online, la famiglia ha preferito toglierle dal mercato. Tutto qui.
Una domanda ve la faccio io: se fotografo Trezeguet, preferisco vendere le immagini a lui o sono più contento di darle a un giornale? Non scherziamo, io ho tutte le mie copertine appese al muro, questo è il mio lavoro”.

Fabrizio Stefano Pensa, dunque, dice di aver sempre e solo fatto il fotografo in vita sua e basta. Peccato che il suo vittimismo post-interrogatorio abbia lasciato il passo a un presenzialismo televisivo risultato dalla solita equazione: faccio scandalo=mi vendo in tv. Ora anche Bicio è diventato una celebrità riuscendo, con la sua incontenibilità, a far andare su tutte le furie Alba Parietti o, al contrario, a farsi inseguire da Alessia Fabiani. Anche nel suo caso il fascino del truffatore ha dato i suoi frutti, trasformandolo in un volto emergente sdoganato da Lucignolo (forse per un contratto di esclusiva che ormai lega le fortune di Corona a Mediaset). Quando si dice, il paparino ha sistemato il suo figlioccio (che ora cammina con le sue gambe). Sembra o no la trama di un altro sequel de Il Padrino?