“Non torno in tv perché non chiedo favori ai politici. Per i dirigenti Rai, di destra e di sinistra, sono una grana. Ora faccio satira sul governo Prodi”.
Daniele Luttazzi, alle politiche del 2006, ha votato per il centrosinistra. Ma oggi, questa sinistra, a Luttazzi non piace, anche perché si aspettava un fischio per ritornare in Rai mentre tutto ha continuato a tacere.
Solo fino a una settimana fa, in un’intervista per il settimanale ‘A’ (che ha pubblicato sul suo blog con tanto di correzioni delle parti non riportate fedelmente), il pungente comico rivolgeva i suoi strali polemici contro il prolungato oscurantismo che lo ha visto in esilio forzato dal video.
“La tv è spenta. Perché guardare la santa messa?”, aveva ripetuto più volte Luttazzi con un filo di rancore per raccontare la sua assenza dal piccolo schermo.
Ora pare aver cambiato idea (almeno sulla tv, non è dato sapere se ci ha ripensato anche sulla sinistra). Daniele Luttazzi tornerà in onda in autunno. Con un colpo di scena davvero inatteso, il direttore di La7 Antonio Campo Dall’Orto ha infatti comunicato, durante la conferenza stampa di presentazione del palinsesto, l’approdo dell’irriverente comico sulla sua rete.
Il diavoletto incontenibile di Barracuda e di tanti altri programmi satirici torna così ad avere una voce nell’etere, con la conduzione di dieci puntate a partire da ottobre e in seconda serata (come mai non in prime time, forse per coprire il vuoto lasciato dalle Markette di Piero Chiambretti?).
Non si tratterà del tg satirico che il comico aveva progettato per il canale Sky Show e che poi era naufragato, ma di un one-man show ancora senza titolo, uno spazio aperto, dove Luttazzi potrà fare quello che vuole (che è poi il nuovo mito da anteporre a qualsiasi valutazione dei contenuti, l’importante non è ciò che si dice ma il solo fatto di poterlo dire).
Lui si professa un artista libero, non ricattabile né tantomeno paraculo come i da lui bistrattati Fiorello, Bignardi, Bonolis, Gnocchi, Volo e dulcis in fundo Fabio Fazio, con cui ha ingaggiato una vera e propria lotta verbale, senza esclusione di colpi, con la complicità di Striscia la notizia (ma come, non era uno che disdegnava alleanze e complotti?). L’importante, per tenerselo buono, è non dargli del qualunquista. E, soprattutto, dargli il contentino di un programma tv, onde evitare dietrologie e delazioni a tutto spiano. Detto, fatto. Non era quello che voleva?
La sua satira mordace, infatti, era finita nel mirino del famoso editto bulgaro di Silvio Berlusconi, che da Sofia sancì, nelle vesti di premier, un ostracismo televisivo contro di lui, Biagi e Santoro. La mitica triade degli epurati a cui, per non sentirsi troppo sola, si è aggregata un’altra ribelle per autodefinizione come Sabina Guzzanti. Eppure, recriminazioni a parte, qualcosa negli ultimi tempi è cambiato.
Lo storico decano del giornalismo, reduce dai fasti de Il Fatto, ha ritrovato la sua collocazione più congeniale nel salotto radical-chic di Raitre, che poi è stato opportunamente ricostruito in casa sua. Il cronista-provocatore, consacrato dall’indimenticata Samarcanda e riportato alla ribalta dalle rubriche di approfondimento di Raidue (Sciuscià e Il Raggio Verde), ha iniziato una nuova vita catodica, meno sferzante ma ugualmente militante, nel programma di informazione Anno Zero.
Dal canto suo, la Guzzanti si è consolata con il fenomeno Viva Zapatero, che grazie al fantomatico allontanamento dagli schermi tv ha creato un nuovo business mediatico, fatto di appelli a mezzo stampa e demagogia da piazza (quando si dice, stare all’opposizione paga sempre). Tra i riottosi ribelli delle cronache odierne, il più scontento pareva proprio Daniele Luttazzi, che dai tempi del Satyricon censurato non dava più argomenti per parlare di sè.
Gli ultimi eventi degni di nota del suo operato si perdono nel 2001, quando fece togliere le mutandine in diretta ad Anna Falchi ma soprattutto destò ancora più scandalo con un’intervista a Marco Travaglio, particolarmente scomoda per le dichiarazioni antiberlusconiane emerse dal suo libro L’odore dei soldi. Dopo di allora, niente di nuovo all’orizzonte salvo un auspicato tentativo di rilancio come blogger, sulla scia del suo più lungimirante precedessore. La leadership propagandistica del settore, però, è rimasta a un web-predicatore doc come Beppe Grillo, che ormai può permettersi di fare il blogger a tempo pieno o tutt’al più teatro senza implorare le attenzioni del piccolo schermo.
Ora Luttazzi, invece, ritrova il suo posto al sole in televisione. Pronto a ricominciare come tutti dalle retrovie, sicuro di rivolgersi ad un pubblico politically scorrect senza sperare di sconvolgere l’intera opinione pubblica.
Si sa che a La7 si gioca in casa, con la differenza, rispetto a Raitre, di un bacino di utenza assai più ristretto, visto che la cosa migliore che ti può capitare è essere notato dal nottambulo Pippo Baudo per il suo prossimo Festival Di Sanremo (o, se si preferisce, da ‘Vanity Fair’ per una rubrica glamour nella pagina di Luca Sofri). Ma, d’altronde, bisogna pure accontentarsi e trovare pace, augurio che rinnoviamo a Luttazzi ormai orfano di un’alibi di ferro.
E’ giunta l’ora, infatti, di rivitalizzare il repertorio dei suoi monologhi, che per più di tre quarti si basavano sul leit motiv “Perché loro sì e io no?”. E sarebbe anche il momento di farsi un esame di coscienza.
Gli italiani, che in quanto a politica sono più disillusi e accorti di come appaiono, non hanno bisogno della strigliata dell’ennesimo guru, che guadagna sulle macerie dell’ex opposizione. Ma di qualcuno che li faccia divertire e riflettere, con meno pretese impegnate e più bontà nelle idee. Se Luttazzi si fosse rimesso la parrucca di Luisella o ci avesse riprovato con la Gialappa’s Band, non sarebbe stato male per prendersi un po’ meno sul serio. In fondo, basterebbe che ci facesse ridere, che già di suo è il mestiere più difficile del mondo e andrebbe preservato da eventuali distrazioni o invasioni di campo.
“Insomma, a Luttazzi in questi anni il ruolo di “vittima” è piaciuto anche parecchio”, si permette di sentenziare Maria Volpe sul ‘Corriere Della Sera’. E subito il diretto interessato le affibbia l’etichetta ‘dalla parte del berlusca’ sul suo messianico blog. O con lui o contro di lui. Prendere o lasciare. Senza mezze misure (e questo non fa tanto ridere, anche a chi vota come lui).
