Grande Fratello 7: l’edizione che fa sesso

Gf sette come i vizi capitali. 
Un debutto che è già tutto un programma e prospetta il trend peccaminoso di quest’edizione. In fondo ce lo dovevamo aspettare. Dopo una sesta stagione rivolta a tutta la famiglia, che filtrava l’imprevisto da reality con una regia edulcorata e all’insegna di prevedibili leit-motiv, quest’anno si punta al guardonismo dal sapore estero come, forse, mai era successo. La simbiosi perfetta tra le suggestioni pepate dell’era di Mascia e la trasgressione forzata di Jonathan e company classe ‘05. La stessa immagine della casa denuncia una svolta graffiante: meno sfarzosità di altri tempi, con quel bianco imperante che rendeva tutto troppo immacolato e impalpabile all’occhio indiscreto della telecamera e più modernità cromatica. Tonalità sgargianti, appariscenti, con la volontà di stupire favorendo un’atmosfera da alcova. I rumors trapelati qualche mese fa, a quanto pare, non erano del tutto infondati: il modello Pupa e secchione è stato fortemente considerato dagli autori, a partire dall’introduzione di letti rigorosamente matrimoniali. La differenza sta nel fatto che i boys, anzichè dei perfetti cervelloni, risultano dei gran timidoni. Di contro, le ragazze della casa si impongono con il loro fare disinibito, denunciando da subito il proprio ruolo di gnocche senza pudore. Si auspicava una cast di ragazzi comuni, in cui riconoscersi. Ma la normalità, si sa, è sempre un standard in tema di casting e non potrà mai rispecchiare la verità della gioventù nostrana. Di qui, la voglia di puntare su degli stereotipi diversi, meno buonisti e più cattivisti, sperando che un approccio cinico e intrigante alla trasmissione giovi in termini di curiosità (vista la moda dark imperante nella nuova cività mediatica). Ecco, dunque, che la ragazza dell’est è pronta a rinverdire fino in fondo l’etichetta di squillo d’importazione (seppure di lusso), smascherandosi dietro i panni della straniera che non capisce una mazza. E’ un gioco di specchi e di intrighi, quello che vede due concorrenti gareggiare per ottenere il primato nel proprio vizio capitale.
 In testa alla lussuria c’è sicuramente Diana che, dopo poche ore di permanenza nella casa, si rivela già una provocatrice vogliosa. Ma non è da escludere che la sua principale rivale in tema di seduzione possa diventare Dominic, catalana che si definisce nel suo profilo senza tabù, amante dell’indipendenza e della bella vita. Passiamo all’invidia. A contendersi il ruolo di belle da calendario sono sicuramente Mirela e Melita, la cui presenza nel cast era già trapelata in anteprima. Entrambe potrebbero (e vorrebbero) finire appese a un muro (ma che sia griffato, visto che di foto osè ne hanno già fatte a bizzeffe ma non se le filava nessuno). Di qui, la loro convivenza coatta in un reame di edonisti si preannuncia competitiva e litigiosa. Poi c’è il pericolo dell’ira che incombe in discarica, la nuova trovata autorale per rappresentare icasticamente il trash a cui andremo incontro. Se di spazzatura il reality vive, tanto vale gettarvi i ragazzi dentro, in modo che ne siano immersi fino al collo e non ci siano ripensamenti di natura etica. A promettere scintille tra i malcapitati del luogo, peraltro i più sfigati del cast, sono di sicuro Milo e Francesca, bizzosi e pronti alla rissa dal primo istante di gioco (e guardacaso li hanno messi nelle condizioni di surriscaldarsi ancora di più). Tra tutti sti viziacci il più blando pare proprio l’avarizia, nel senso di parsimonia nel concedersi. Leader nel settore potrebbero essere Raniero e Alessandro, scelti unicamente in virtù di un bel faccino e determinati a una sola missione: contendersi il ruolo di volto da fiction. Il primo pare una via di mezzo tra Lorenzo, l’amante della Tati per intendersi, e Simon, il bonazzo ombroso. Il secondo, invece, preferisce il percorso innocuo e rassicurante perseguito da Flavio Montrucchio e Luca Argentero. Insomma, due che non aggiungeranno molto di più allo spirito dello show se non facendo rifare gli occhi alle telespettatrici. Se parliamo, invece, di accidia, in quanto indolenza ad operare il bene mista a noia e indifferenza, l’oziosità caratteriale, oltre che morale, pare proprio prerogativa di Alfredo eSalvatore, i meridionali veraci a cui basta puntare sulla nazionalpopolarità per sentirsi dei divi amati dal pubblico. Il primo è un palermitano doc, che rivendica fino in fondo la paternità del minchia, e pare la brutta copia di Bruno Cuomo di Operazione Trionfo. Il secondo, invece, è tronfio della consacrazione popolare, che prima lo ha eletto vincitore al Candidato e poi lo ha preferito al suo rivale nella pole-position serale. La superbia, invece, è sicuramente appannaggio di Gabriele e Michele, che entrano già sicuri del proprio personaggio. Il primo, infatti, pensa che basti una pettinatura improbabile alla Patrick e una reputazione da pr, neanche troppo prestante, per sentirsi un vincente. Il secondo, invece, si gioca la carta dell’orfanello derelitto, coccolato dalle nonne e alla ricerca di un posto nel mondo (una via di mezzo tra Augusto De Megni e Lucio Calligarich). E infine ci sono loro, le uniche su cui poter transigere, confidando che una debolezza di gola, in fondo, può rivelarsi un peccato veniale: Gabriella e Guendalina. La prima, definita la donna giunonica del Gf7, è palesemente la cicciona della situazione catapultata in un ambiente snob e salutista. Il suo disagio è palpabile a partire dall’ingresso, che la vede ammettere con una punta di sarcasmo il look brillante dei suoi compagni. Altra donna eccentrica non proprio filiforme Guendalina, di un’ingordigia più televisiva che alimentare. La sua è una fame di fama, di un futuro da soubrette a metà tra Mara Venier da giovane e Loredana Lecciso da vecchia. La sua fisionomia nella prima puntata muta radicalmente nel passaggio dalle stelle alle stalle: si presenta come giovannona coscialunga per non sfigurare dinanzi alle discinte colleghe per poi tirar fuori un’ironia surreale e macchiettistica una volta finita tra la pattumiera. 
Questo Grande Fratello potrebbe regalare delle soddisfazioni se avrà voglia di osare, dispensando grandi perle scandalistiche alle strisce quotidiane e alla Gialappa’s. Visto nell’ottica del buonismo marcuzziano e del divertentismo liorniano, invece, non convince affatto. A momenti si rimpiange la Barbarona D’Urso, con la sua conduzione tagliente all’insegna dell’eccesso, perchè quest’anno le sue manie da fatalona sarebbero capitate ad hoc. E, invece, in ogni momento siamo costretti a sopportare le giustificazioni moraliste di una baby-Marcuzzi, la fustigatrice del turpiloquio che richiama all’ordine un cast programmato per fare baldoria. Doveva essere più sexy e cattiva, firmata Cavalli. Per ora, sia in quanto a conduzione che a restyling, fa una figura da cani. 
Decidiamo se Grande Fratello è un reality a braccio o da copione. E, soprattutto, iniziamo a domandarci se il target di quest’edizione, destinata ad essere criticassima da moige e addetti ai lavori, sia davvero quello familiare di Canale5 o, piuttosto, quello voyeurista-sofisticato di Italia1.