Tanti buoni propositi per un serale che lascia molto a desiderare. Gli Amici di Maria De Filippi, quest’anno, puntano sul clima da stadio sulla falsariga dei mondiali di calcio e fanno della tifoseria l’unica e acritica protagonista della scena. E’ come in una partita di pallone, in cui non conta chi è più bravo ma si parteggia a prescindere per la squadra del cuore. Lo spirito da carampane non avvolge soltanto lo studio, i cui interventi sono sempre più prevedibili e poco determinanti ai fini dello spirito del gioco. Quel che conta è competere e ricorrere a ogni mezzo, più o meno lecito, per stendere l’avversario, dalle frecciatine velenose ai giochi di strategia. Di certo, il valore aggiunto che riconosciamo in quest’edizione, rispetto alla scorsa, è che il meccanismo della sfida di gruppo sia tale da subito e non venga introdotto successivamente per accentuare rivalità e fazioni già create dagli stessi ragazzi. Insomma, le squadre sono state decise dalla produzione, nel tentativo di una divisione equa degli allievi ammessi al serale, e si spera che la sfida collettiva possa valorizzare il talento e le capacità di ognuno per un grande spettacolo corale.
E invece ad emergere sono gli strilli, il rumore dei piedi che battono su istigazione della machiavellica Maria, sempre più monocorde e quasi intorpidita dalla prevedibilità di una scaletta incentrata sulla rissa. Certo, i toni sono più blandi e meno volgari di quelli dell’anno scorso, ma paradossalmente paiono più costruiti, come se i componenti del pubblico parlante sapessero cosa dire al momento giusto, per accendere la miccia e poi subito ritrarre la mano. La polemica, insomma, ci sta, ma non deve volutamente prendere il sopravvento, riducendosi a intermezzo autorale tra un’esibizione e l’altra.
Soffermandosi, a questo punto, sulla qualità delle singole performances, il livello complessivo ha sicuramente deluso le aspettative iniziali, complice un clima dispersivo che ha deconcentrato i ragazzi canalizzandone l’energie sulla lotta verbale.
Perfino Karima ci tradisce steccando e storpiando il testo di Sei bellissima e, per di più, non riconosce i propri errori spacciandolo come un atto di libera interpretazione. Manuel non spicca con All Night Long che dovrebbe essere nelle sue corde. Max sconta fino alla fine il pregiudizio di animatore turistico e, pur avendo dalla sua la presenza scenica e la stima diVessicchio, non riesce a spiccare con un brano di Cher (come si fa a definire Believe una prova di canto e non di drag queen)?.
D’altro canto, c’è Giulia che dimostra tutta la propria inettitudine sul piano vocale, sia in termini di estensione che di adattamento a una vera orchestra. Per chi l’ha premiata tutto l’anno per l’espressività, non si può dire che il suo viso non fosse eloquente nei momenti di panico totale.
Poi c’è Federico, il cui gigioneggiare è diventato definitivamente un handicap in termini di credibilità facendone l’erede macchiettistico di Raffaele Tizzano. Insomma, la parte musicale ha lasciato molto a desiderare, ma la colpa va anche alla realizzazione delle prove che ha visto prevalere l’elemento frivolo e scenografico su quello introspettivo (come dimenticare la trasformazione di una struggente Killing me softly in gioco ruba-bandiera da villaggio vacanze?).
Passando alla danza, la situazione non cambia. Paradossalmente, colui che si è distinto maggiormente nella sua coreografia – perchè quest’anno in pratica fanno solo una cosa mentre prima gli sfidanti si preparavano su tutto – è Santo, che ha scontato a sua volta lo scarso coraggio nel cimentarsi in un passo a due di Steve e la mancanza di completezza artistica. Piuttosto appannati sul profilo della visibilità serale Agata e Tony, che non riescono a fare presa sul pubblico ed ad emergere nella loro squadra. La prima continua ad essere mirino privilegiato delle critiche di Alessandra Celentano, ormai sempre più pretestuose e ripetitive, mentre il suo fido amichetto continua a spiccare più come clown che come ballerino nonostante le prodezze serali in jazz.
Roberta la si vede poco, giusto a un passo dalla chiusura del televoto, mentre Salvatore e Bambi si accontentano delle esibizioni finali perchè, forse, non sono poi così indispensabili. E Federica? Non classificata come sempre, visto che in danza serve solo a far prendere fiato a Jessica, unica rivelazione della serata in quanto a grinta e personalità. La recitazione non rientra tra le prove previste (e pare che abbiano rinunciato al musical, nonostante tutti i preparativi e le aspettative ripostevi, perchè i ragazzi non erano pronti).
Insomma, la sfida finisce proprio sul più bello, senza quell’apporto di ironia e spettacolrità che potevano dare proprio le esibizioni mancanti. Nonostante Platinette, confermata nel ruolo di opinionista sopra le righe, distribuisca elogi a destra e manca sulla qualità del cast artistico di quest’edizione, di vero talento se ne vede poco e, come sempre, bisogna pendere dalle piroette di Cristo per certificarne la presenza.
Di guizzi originali e ambiziosi tentativi di elevare l’immagine mediatica della trasmissione non ci è pervenuto granchè.
Perfino il monito all’improvvisazione di Daniel Ezralow ha qualcosa di clownesco. Come gli interventi del pubblico parlante che ormai sproloquia a vanvera.
L’effetto finale è quello del classico amaro in bocca, di chi sperava di assistere a un grande show e si è trovato a guardare una farsa.
