Quanto costa fare il blogger e continuare a crederci

24-07-07

Gentili lettori,
ho voglia di parlare un po’ con voi. Sto vivendo uno di quei momenti in cui la vita si ferma e tocca pensare. E ora come ora mi sembra doveroso esternarvi alcune mie riflessioni, visto che riguardano quella parte del sottoscritto che vi tocca più da vicino.
Non ho mai amato parlare troppo di me in termini privati, anche se penserete di sapere tutto soltanto perché sono reperibili online il mio nome e cognome, la mia età e città di provenienza e il mio indirizzo di studi.
Ma questi sono solo connotati formali, che ho da sempre condiviso in rete per una questione di onestà e trasparenza. Per il resto mi piace essere Lord Lucas e oggi voglio raccontarvi cosa comporta nella vita di tutti i giorni.
Vi siete mai chiesti quanto costa fare il blogger?
Certo, ci sono le soddisfazioni, la possibilità di approdare a vetrine importanti – sempre se ci si fa valere in qualcosa perché la blogosfera è uno dei pochi settori in cui paga la meritocrazia – e poi il miraggio di staccare la spina dallo stress quotidiano per immergersi in un microcosmo stimolante e mai banale.
Però non è facile e ve lo dice uno che lo fa praticamente ininterrottamente da giugno 2006 con Tvblog e da dicembre 2005 con Telecamereblog (la mia prima volta – in senso di neofita del weblog si intende – risale al luglio 2004).
Comunque vada, non posso permettermi di staccare. Dall’altra parte ho preso un impegno che devo mantenere e sarebbe una follia lasciare, mentre qui ho trovato il miglior gruppo di soci che mi potessi augurare (e che ormai mandano avanti la baracca con la mia stessa dedizione e convinzione).
Insomma, la vita è fatta di onori e di oneri e il blog, spesso e volentieri, comporta entrambe le cose (a maggior ragione se ci si sdoppia in ben due creature che si ama alla follia). Non si può mollare tutto da un giorno all’altro, anche se in certi giorni pensi che sia inutile, perchè la vicina di casa non capirebbe e i soliti amici ti considerano un perditempo.
Prendete la durata media della stesura di un post per Telecamere, in cui miriamo anche nel gossip più becero alla documentazione e ad un’analisi attenta. Potrebbe benissimo equivalere alla stesura di un articolo di giornale, con la differenza che lo facciamo per noi stessi senza pretendere nulla in cambio.
Ma purtroppo capita che, per un lettore sferzante e critico che guadagni con orgoglio, ce ne siano altri dieci assatanati, che deturpano la sezione commenti con osservazioni sterili o trasformano la tua isola creativa in un covo di carampane compulsive.
E quindi la paura che il tuo “lavoro” non serva a niente, oltre a risultare spazzatura, è di nuovo in agguato, soprattutto quando la vita reale chiama perché fervono le scadenze e gli ultimatum sul futuro.
Fare il blogger, esponendosi al pubblico ludibrio dell’implacabile popolo della rete, rischia di tramutarsi in un dequalificante reality show, in cui bruci tutto quello che puoi dare e ne esci con un pugno di mosche?
Cosa diventeranno un domani i rampanti blogger contemporanei, spesso assorbiti da un presente universitario colmo di incognite e la necessità di intraprendere una scelta imminente?
Troppe le domande senza risposta che mi coinvolgono direttamente e una paura di fondo: quella di essere confusi nel mucchio, come se i blog fossero tutti ricettacoli di parole chiave, con il solo scopo di accendere la polemica o farsi notare.
E’ vero, talvolta i toni rimandano a questo, ma sarebbe bello se il commentatore acidulo di turno, anziché sparare sentenze, andasse al di là delle apparenze. Anche il loro è uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo, ma con la differenza che chi sta da questa parte si espone in prima persona, con conseguenze niente male sull’equilibrio personale.
E’ quando mi prendono le paranoie come queste che invidio Daveblog e il suo fruttuoso apprendistato medico, mentre spero di non fare la fine di Selvaggia Lucarelli ingabbiata nella rete dell’indispensabile superfluo.
A questo punto spero che l’unico modo per diventare dei blogger migliori non sia crederci in modo maniacale, ma andare avanti per la propria strada. Badando bene di non dimenticarsi una cosa: la ruota di scorta.

Il vostro Lord Lucas