21-07-07
La donna oggetto è out. Nel senso che, in termini di provocazione modaiola, porta solo delle grane. Lo hanno provato sulla loro pelle Dolce & Gabbana, visto che una delle loro ultime collezioni è stata accusata di istigare alla violenza sul gentil sesso: “Svilisce l’immagine della donna”: con questa motivazione, il 21 febbraio scorso, l’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria aveva chiesto alla D&G di ritirare la pubblicità-scandalo in cui si vedeva un uomo a torso nudo che tiene bloccata una donna stessa a terra mentre gli altri maschi stanno a guardare. Non essendo stato presentato alcun ricorso da parte degli stilisti, il provvedimento è poi entrato automaticamente in vigore il 5 marzo. Per evitare, dunque, ulteriori polemiche su molestie sessuali e incitamento allo stupro, la coppia della moda più chiacchierata del Paese ha deciso di mettere in atto la legge del contrappasso. Quella che vede la campagna autunno-inverno 2007 dominata da uomini nudi, quasi in castigo, totalmente alla mercé di donne aggressive:
“Vogliamo vedere se gli uomini protestano”.
Dolce & Gabbana possono definirsi a buon diritto i pionieri del voyeurismo male-oriented, visto che le loro perversioni creative hanno trasformato la figura maschile nell’ennesimo oggetto a uso e consumo dei media. Non a caso, l’anno scorso Steven Klein li fotografò seminudi mentre osservavano dei modelli impegnati in atti sessuali, oppure mentre assumevano essi stessi pose fetish-sadomaso. L’estremo paradosso rilevato su ‘Vanity Fair’ da Walter Siti, eccentrico professore universitario nonché autore del gaio romanzo televisivo Troppi Paradisi, è che i sogni erotici regressivi di due gay (le canottiere da muratore e la trasudante virilità del maschio, anche quand’è incatenato o imbellettato) siano diventati uno strumento di modernizzazione, di promozione della bisessualità contemporanea. Insomma, un fenomeno di costume che non trova rivali né detrattori, a differenza della strumentalizzazione della donna costantemente sotto accusa (per i moralismi giustamente sollevati da anni di battaglie storiche per l’emancipazione).
Intanto, le passerelle si conformano a un nuovo diktat bipartisan, che le vede divise a metà tra due mondi teoricamente opposti: l’etereo e il virile. Da una parte il ragazzetto pallido, emaciato, dal peso-piuma di richiamo efebico o vagamente nerd, vestito di tutto punto anche d’estate. Dall’altra il palestrato, con colorito rigorosamente ambrato, pose da Baywatch e un look da Grande Fratello (ma che mantiene intatta la propria mascolinità).
Due tipologie di uomini apparentemente agli antipodi si contendono le passerelle primavera / estate 2008 e, stando al parere degli esperti, non costituirebbero poi degli universi così inconciliabili, visto che entrambi si opporrebbero al cliché dell’effeminatezza (con la differenza che il trend della magrezza tipicamente parigino si oppone al must duro a morire del fisico scolpito).
A spezzare una lancia a favore dell’uomo di una volta è Nicoletta Bucci, manager di artisti e casting director per noti programmi tv:
“E’ possibile che alcuni stilisti si siano lasciati tentare da logiche commerciali, proponendo uno stile che piace ai più. Ma non è che la moda sia affascinata dai miti del piccolo schermo. Tutt’altro. C’è un ritorno all’uomo uomo, come reazione al metrosexual. Il riferimento è ai belli e sani degli anni Ottanta: alti, con il corpo definito e i lineamenti perfetti, da veri indossatori. Costantino & C non c’entrano nulla. Del resto, il modello del tronista è ormai superato. Ora piace il tipo intrigante, un po’ underground”.
Siamo sicuri che questo presunto ritorno alle origini, avvenuto in reazione al boom del figo metropolitano, non nasconda fragilità e insicurezze?
