L’altra faccia del mobbing, tra discriminazione e ricatti sessuali

5-08-07

Il mobbing non è più solo istigazione al licenziamento o il suo più immediato presagio. Nel nuovo immaginario dei media basta un capo in grado di rendere la tua vita un inferno (o dei colleghi pronti a intralciarti per il solo gusto di farlo) e il gioco è fatto.
Il potere dei tempi moderni, dunque, genera mostri e a tal proposito esiste una soluzione per neutralizzarne i malefici. Una trovata editoriale, per la precisione, che sta conquistando le classifiche europee (300.000 copie in Germania, 3° posto nella hit parade dell’Express, autorevole settimanale francese, e diritti di traduzione venduti in 35 Paesi) e il 1 settembre arriverà anche in Italia. E’ Il Metodo Antistronzi, di Robert I. Sutton, uno psicologo che ha avuto un’intuizione formidabile: un collega o un capo stronzi non fanno male solo a chi lavora con loro ma provocano danni all’intera azienza. Il metodo antistronzi serve a estirparli dall’ambiente di lavoro (e non solo). Per vivere meglio, per lavorare meglio. Ecco le regole d’oro più pregnanti del vademecum in esso incluso:

“Trattate gli stronzi da incompetenti. Mai dare troppa importanza alle cose che dicono e a come le dicono”

“Spesso le azienze aspettano troppo prima di liberarsi di un bastardo. Salvo poi domandarsi: “Ma come abbiamo fatto a sopportarlo per tutto questo tempo?”

“Il potere genera stronzaggine”

Consigli cartacei a parte, il panorama cinematografico e quello seriale costituiscono di sicuro la fonte più prolifica sulle nuove forme del mobbing.
Lo abbiamo visto nel film-rivelazione della passata stagione, Il diavolo veste Prada, incentrato sulla storia di Andy Sachs, una neo-laureata con un curriculum già degno di nota e il sogno di diventare una giornalista affermata. Una ragazza ingenua e di belle speranze come lei si trova improvvisamente a lavorare per la rivista di moda più glamour, Runway, al servizio della temutissima Miranda Priestly (Meryl Streep), nota come “il diavolo”. La schiavitù professionale a cui è Andy è sottoposta è fatta di mansioni dequalificanti e ritmi massacranti che interferiscono con la sua vita da ragazza normale. E il sacrificio più grande è quello che vede le proprie ambizioni da cronista minate da un mondo totalmente estraneo, fatto di abiti firmati, feste esclusive e viaggi a Parigi. Il contrasto tra la sua noncuranza dell’estetica e l’immagine ricercata da perseguire in una professione così in vista costituisce il dilemma professionale del film, accentuato dalle invidie dei colleghi e dagli snobismi dell’ambiente.


E’ da questo malessere di fondo che ha preso avvio la storia di Ugly Betty, l’eroina telefilmica più acclamata del momento. La pedina di turno è Betty Suarez, una giovane ragazza di origini latino-americane che vive nel Queens con la sua famiglia. Rispetto a Andy, che pur essendo sciatta e scapigliata vantava una discreta bellezza nascosta, Betty è terribilmente racchia e nonostante questo riesce a entrare nel mondo della moda diventando l’assistente personale dell’editore capo di MODE (il magazine della moda per eccellenza). Il dato desolante della faccenda è che non è stata assunta per le sue qualità lavorative, in grado di soppiantare i suoi limiti estetici. Bradford Meade, magnate dell’editoria, ha infatti scelto personalmente Betty come assistente del figlio Daniel per evitare che se la portasse a letto (vista la sua fama di donnaiolo). Betty non avrà vita facile a MODE e scoprirà subito che nel mondo della moda l’apparenza è tutto. In più avrà difficoltà a fare nuove amicizie sul lavoro visto che i suoi colleghi cercheranno di sabotarla e umiliarla in tutti i modi per farla andare via. Ma nonostante ciò si fa coraggio e cerca di superare le difficoltà, rimanendo se stessa.

Ugly Betty ha un altro modello ispiratore nell’ambito della stessa serialità, che è la sitcom Perfetti ma non troppo, le cui storie sono ambientate nel mondo del lavoro, visto dalla prospettiva di una segretaria alle prime armi con qualche chilo di troppo.
L’atmosfera non è delle più invidiabili se quello che riserva la quotidiana vita d’ufficio sono frustrazioni ed episodi di mobbing, piuttosto impalpabili ma ugualmente fastidiosi. Per fortuna c’è sempre spazio per i sogni di gloria e per gli amici veri.
La protagonista Claude, dopo aver lavorato come impiegata temporanea per due anni in televisione, alla GBN Television Network, vede all’improvviso i suoi sogni avverarsi. Viene promossa segretaria e assistente a tempo pieno di Will Butler, fascinoso anchorman interpretato da Eric Roberts.
Claude si troverà improvvisamente catapultata ai piani alti, dominati da impiegati arrivisti e pronti a tutto pur di fare carriera. Altro che stima e successo, quello che l’aspetta è il sabotaggio di Kipp e Lydia, i suoi nuovi compagni di lavoro, che assieme a tutti i colleghi del 22esimo piano non vedono l’ora di metterle i bastoni tra le ruote.
L’indifesa e sensibile Claude viene, dunque, seguita nelle sue battaglie giornaliere contro i pregiudizi mentre, al tempo stesso, farà di tutto per non compromettere i propri valori circondandosi degli amici di sempre.
Nella serie scritta da Terri Minsky, la stessa di Sex and the City, l’autrice ha dichiarato espressamente di essersi ispirata alla propria esperienza di giovane donna che lavora in una redazione, pur senza rinunciare al tocco di humour di ogni comedy che si rispetti.

E, per finire, dopo film e serie tv anche la soap ha iniziato a occuparsi dell’argomento.
Nelle puntate in corso di Vivere gli sceneggiatori hanno puntato l’attenzione sul malcostume che regna intorno al mondo dell’arte, denunciandone gli abusi di potere e i mezzi poco ortodossi per entrare nel giro. A finire coinvolta in un vero e proprio ricatto sessuale è Carolina Blasi, che per superare la prova di idoneità funzionale al conseguimento del diploma d’accademia si trova di fronte a un bivio: accettare o no le avances del suo assistente universitario?
Il buonsenso e la sua fedeltà coniugale la inducono a rifiutare l’offerta, ragion per cui viene immediatamente bocciata senza possibilità di appellarsi all’effettivo titolare della cattedra.
Ma Carolina riuscirà a riprendersi la sua rivincita grazie all’incontro con un’influente gallerista del settore, Cloe Margeri Lombardi.
Dopo aver rinvenuto in un mercatino un quadro autentico, Carolina dimostrerà di essere un’intenditrice incompresa. Suo marito Luca, in qualità di poliziotto, si recherà dall’esperta d’arte in questione per sottoporle il riconoscimento d’autenticità del quadro. La gallerista resta particolarmente colpita dall’avvenenza del ragazzo e per questo si mostra benevola nei suoi confronti, dichiarando la propria disponibilità per un colloquio con Carolina. La giovane artista di belle speranze riuscirà, così, a vedersi riconosciuti i meriti della propria scultura, ottenendo la grande occasione di esibirla in un galleria per artisti emergenti. Ma, proseguendo nelle frequentazioni con i due coniugi, la signora Margeri Lombardi, peraltro di mezza età, si mostrerà via via sempre più interessata a sedurre il marito di Carolina, dimostrando di averla aiutata per un doppio fine ben preciso (che sarà poi l’espediente per allontanare la ragazza da Como avendo, così, campo libero con Luca).
Insomma, il mobbing non è più solo fiato sul collo e controllo capillare di un capo senza scrupoli. Ma anche discriminazione, stress psicologico e merce di scambio a fini sessuali. Guardarsi attorno (e guardarlo sullo schermo) per crederci.

[Per la documentazione ci si è avvalsi, tra le altre fonti, di un articolo pubblicato su 'A']