E’ meglio una critica acida o una reazione poco professionale?

12-09-07

Gentili lettori,
in questo numero di ‘citofonare’ voglio condividere con voi un piccolo aneddoto di questa settimana infuocata. Innanzitutto, mi sono preso qualche giorno di riposo forzato dal web (nel senso che se fosse per me non smetterei mai di bloggare) per risolvere qualche incombenza quotidiana, oltre che per dedicarmi a un’importante novità di questo blog.
Non appena ritorno a casa e scarico come da rito la posta elettronica, mi ritrovo una mail di quelle infuocate. A scrivermi è una nota attrice – di cui vi risparmierò il nome per evitare ulteriori ritorsioni – incazzata nera perchè ho parlato male di lei. Fermo restando che ho scritto qualcosa sul suo conto appena due volte in due anni, lei è arrivata per questo ad accusarmi di una sorta di mania persecutoria – o se preferite ossessione – nei suoi confronti.
Quel che più mi ha colpito della sua reazione è la classica grammatica da carampana punta nell’orgoglio, ovvero quello stile pieno di puntini di sospensione e frasi indemoniate che non attribuiresti mai a una professionista.
Poi, la vicenda mi ha colpito per un’altra ragione che andrò subito a spiegarvi. Quando ho scritto il primo articolo-invettiva che la riguarda, peraltro dai toni piuttosto pungenti, ero effettivamente molto più acerbo, non tanto nella scrittura quanto nell’ingenuità. Allora avevo un blog tutto mio di quelli amatoriali, da cui ho iniziato come tutti il mio percorso sul web. Questo blog è ancora online perché non ho la forza di cancellarlo e in fondo penso sia giusto lasciarlo in vita per una questione di trasparenza e coerenza di percorso.
In realtà, rileggendo quelle parole, ho riflettuto su come noi blogger ci inchiodiamo a vita da soli, dichiarando cose che restano impresse negli anni e a cui a distanza di tempo diamo un valore molto diverso.
Con questo non voglio dire che non mi assumo la responsabilità di un passato fin troppo prossimo, ma che anche i blogger cambiano, imparano a smussare l’impatto irruento degli inizi e a farsi apprezzare per altri aspetti (ad esempio più professionali).
Allora avevo appena 19 anni, ora ne ho solo 21 per rivendicare chissà quale crescita, ma sentirmi dare del ragazzino da questa persona è di quanto più svilente possa esserci. Chiamatela discriminazione anagrafica immotivata, o colpo basso se si è i primi a mettere le mani avanti e non a vergognarsi della propria età. Personalmente, trovo retrogrado dire a qualcuno di abbassare la cresta e di portare rispetto (stiamo parlando di una decina d’anni di differenza eh).
Quel che ancora mi sconcerta – l’ultima mail con il personaggio in questione risale a qualche ora fa e spero non ci sia un seguito – è l’essere stato offeso sul personale da un’attrice che non ho mai criticato nel privato.
Un personaggio pubblico dovrebbe mettere in conto di non piacere a tutti e, soprattutto, confrontarsi in modo maturo con una critica che era piuttosto pepata, ma non per questo da prendere così seriamente. Ho sempre mirato al bersaglio in modo strategico e poco gratuito e, soprattutto, mi sono riservato di esprimere giudizi su quegli stessi personaggi che pur un tempo sortivano il mio gradimento. Insomma, nessun partito preso ma solo la manifestazione di una delusione in itinere, motivata da fatti e fondata su interviste agli atti.

Peccato che la categoria attoriale abbia un ego smisurato e pretenda, testuali parole della diretta interessata, che chiunque scrivi una virgola su un ingaggio debba conoscere qualsiasi ruolo di primo piano o comparsa di una carriera intera.
Insomma, o mi compiaci o taci, è il motto dei divi dell’oggi, pronti a sbandierare curriculum per proclamarsi grandi animali da palcoscenico o ingiustificate meteore (come se uno avesse il tempo e la voglia di guardarsi tanta robaccia seriale per poi giudicare).
La cosa inquietante è che per un aspirante famoso a caccia di notorietà non esista dialogo né con i registi – a cui si rivolge un accorato appello per non sperdersi – né con il pubblico – visto che quando ti definisci più innocentemente ‘fan’ ti danno della zitella acida senza rispetto per la tua personalità -.
L’unica cosa che interessa a un attore è il giornalista di punta che parli bene della sua prossima fiction. Punto.
Sono queste le cose che ti fanno capire qualcosa di più su come funziona lo spettacolo dall’interno, lasciandoti un po’ di amarezza di fondo.
Perché se in altre occasioni ricevi i complimenti, per una critica contro questo o quel personaggio, persino da chi ci ha lavorato fianco a fianco, una sparata del genere non ti fa venire alcuno scrupolo di coscienza. Sarà che il secondo articolo incriminato era proprio di TelecamereBlog e prevedeva una modalità critica totalmente più blanda, ciò fa pensare che non sia stato dedicato al tuo “lavoro” lo stesso tempo da te profuso nel mettere un vip alla graticola.
Come si dice in questi casi, o nel bene o nel male l’importante é che se ne parli (quantomeno sul web ci si prende la briga di non dimenticare certi attori che, se riescono a far sparlare di sè nel marasma televisivo, è già un miracolo).
D’altronde, oggi come oggi anche parlar male di qualcuno con cognizione di causa è diventato un lusso ambizioso per pochi eletti.

Il vostro Lord Lucas

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