19-05-07
ll culturista, questo sconosciuto (di cui abbiamo un esempio storico a lato, Arnold Schwarzenegger, vincitore per ben 7 volte di Mister Olympia, il concorso mondiale più importante del settore). Per fugare qualsiasi fraintendimento o perplessità facciamoci guidare dalla definizione di Wikipedia: Il culturismo (in inglese bodybuilding), o cultura fisica, è lo sport che tramite l’uso di pesi e un’alimentazione specifica si pone come fine ultimo il cambiamento della composizione corporea, con l’aumento della massa muscolare, dove le finalità sono estetiche prima che competitive. Dunque, una scelta di vita.
In questo sport, se inteso ad alti livelli, non si tratta semplicemente di “andare in palestra” per coltivare benessere e salute fisici, e nemmeno di competere per sollevare il peso maggiore come nel sollevamento pesi: il gusto estetico dei culturisti e degli amanti della disciplina li spinge ad allenarsi per aumentare il più possibile la massa e la definizione muscolare (mantenendo armonia e proporzioni, intese secondo i canoni del bodybuilding).
E’ per questo che uno scrittore controcorrente, Walter Siti, ha deciso di difendere in un recente articolo pubblicato su ‘Vanity Fair‘ una razza braccata dai pregiudizi dei benpensanti. Lo spunto da cui partire per comprenderne a pieno il punto di vista è il suo ultimo romanzo Troppi Paradisi (Einaudi), che vede un quieto docente universitario di letteratura italiana quasi sessantenne, curatore dell’opera pasoliniana per la collana ‘I Meridiani’ della Mondadori, raccontare il lato diverso della realtà traendone spunti filosofici. Il protagonista del suo libro, non a caso, è un omosessuale fidanzato stabilmente che si innamora di un culturista borgataro e si macera in quest’ossessione erotica al punto da intravedere il divino in questa sua tensione verso un desiderio irrealizzabile.
In una puntata dell’Infedele Siti raccontava che che “da vent’anni, nel mondo gay, non c’è più il senso dell’esclusione che faceva ‘corpo’, i rapporti con le donne sono più facili, è cambiato il senso del maschile: molti facevano sesso gay ma si definivano etero mentre ora si dicono bisessuali. L’immaginario era diverso: il ‘68, la liberazione sessuale, il modello americano dei corpi palestrati. I ‘troppi paradisi’ sono ora quelli della droga, del consumismo, della televisione”. Dunque, un vero e proprio culto del corpo, nello specifico quello maschile senza pruderie, ha inculcato in un intellettuale di stampo accademico un profondo rispetto nei confronti del culturismo come modo di essere. Se osserviamo il body building più da vicino, a suo dire, scopriamo che ad intraprendere seriamente questa strada sono uomini e donne di ceto sociale medio-basso, che vanno in palestra a riscattare fragilità fisiche o psicologiche, “persone che hanno un gran voglia di vivere, che non si accontentano delle mezze misure, ma che non hanno nessuna pulsione suicida; che amano farsi ammirare e adorano l’idea di essere dei prototipi, ma che sono soprattutto in sfida con se stessi e che affrontano sacrifici quasi ascetici pur di superare i proprio limiti”.
Dunque, è proprio questa titanica sindrome di Ercole a renderli affascinanti agli occhi di Siti, persino più stimabili perché più esposti e più estremi dello “sportivo italiano medio, che si lascia imbolsire davanti al calcio in tv”. Ragionando per estremi, infatti, accade che la visione dei culturisti stimoli sempre un istintivo atteggiamento di disgusto nel telespettatore tipico, che non riesce a trattenere un ostentato sentimento di superiorità. Peccato poi che il registro cambi completamente al cospetto di un palestrato moderato, vedi Luca Dorigo e le sue gesta atletiche a Uno Due Tre Stalla, che fa scattare subito un meccanismo di identificazione ed emulazione perbenista, al riparo da certi moralismi denigratori (quando poi quegli stessi frequentatori di palestra usano macchine messe a punto per i culturisti e non si negano le medesime sostanze chimiche e dopanti, ma stavolta benedette dal glamour).
L’accanimento mediatico contro i body builder, insomma, sfocia in una vera e propria demonizzazione incontrollata. Qualche tempo fa, ad esempio, si era diffusa la notizia che fosse morto per tumore causato da steroidi Lou Ferrigno, il memorabile gigante verde della serie Hulk, mentre a morire di tumore è stato un altro attore della serie, persino poco dotato fisicamente.
L’accusa, sempre per Walter Siti, è facile da formulare: i culturisti passano per essere tutti dei drogati, che si passano le sostanze a vicenda e che iniziano alle loro pratiche i giovani ingenui, attratti dal mito del sempre più grosso, rischiano l’impotenza sessuale e la sterilità, oltre a malattie più gravi fino alla morte, al solo scopo di fabbricarsi un corpo spropositato e deforme. E invece questi coraggiosi portavoci di uno stile di vita alternativo possono perseguire un loro equilibrio, che li porti a non esagerare con sostanze considerate proibite o col testosterone, ad assumere anabolizzanti in grado di essere smaltiti dall’organismo. a privilegiare le tecniche di allenamento. Anche loro possono avere una sessualità soddisfacente, invecchiare serenamente senza inseguire gli eccessi proprio come tutti gli altri comuni mortali: “Non è vero che i culturisti non hanno forza, anzi i loro muscoli sono principalmente il frutto dei pesi che sollevano, e l’additivo chimico serve solo per le rifiniture”.
Nell’immaginario televisivo contemporaneo il ragazzotto pompato è spesso sinonimo di fenomeno di baraccone (per non parlare delle donne palestrate ancora più marchiate). Abbiamo appena lasciato i secchioni di Italia1, dalla corporatura gracile o sin troppo floscia, cimentarsi in prove di forza e di tonicità fisica con la supervisione di corpi così statuari da apparire surreali. Abbiamo visto Buona Domenica puntare per anni sul potere seduttivo dei California Dream Men, un gruppo di spogliarellisti muscolosissimi che occupa un posto rilevante nel libro di Walter Siti come fonte di fantasie erotiche. Ricordiamo ancora con simpatia il mitico Bob di Non è La Rai, bagnino superdotato e adibito, all’occorrenza, al ruolo di bodyguard delle indifese ragazze.
Sarà forse coltivando il suo mito che Peppi Nocera, autore storico della trasmissione, ha modificato letteralmente il suo aspetto coltivando negli ultimi anni la passione del culturismo? Oltre ad aver notevolmente potenziato la sua massa muscolare, Nocera ha riempito il suo blog di una serie di personaggi cartooniani che ne rappresentano l’alter ego e raffigurano omoni tutto muscoli alle prese con scatti fashion.
Il culturismo rimane una di quelle mode evergreen destinate a catturare la civiltà dell’immagine con sempre nuove suggestioni… nella speranza che i media non rovinino sempre tutto.
