College/3

Passata la sbornia da writing, listening e compagnia bella si va avanti. Hai tutti gli indirizzi e-mail degli pseudo-amici intercontinentali a cui hai promesso di “keep in touch“, ma non ci credi poi tanto.

Se è già difficile mantenere i contatti con i pochi connazionali decenti conosciuti all’estero, figuriamoci quant’è faticoso metter su dei convenevoli in inglese. Poi è un circolo vizioso: tu non hai voglia di fare il primo passo ma la casella di posta langue e quindi la cosa è reciproca.

Due settimane passate a improve una lingua straniera, per poi tornare alla solita vita fatta di analfabeti che a malapena conoscono l’italiano. In fondo viaggiare racchiude la più grande fregatura dei nostri tempi: l’illusione che qualcosa cambi solo perché cambiano gli scenari. Il solo vantaggio che ti resta è tornare alla vita di sempre scoprendo che ti fa stare più tranquillo. That’s all.

College/2

donna snob

A. “Per me l’Italia finisce a Firenze. Da lì in giù sarebbe per me inconcepibile viverci” (17enne milanese, aspirante studente di medicina in Inghilterra perché “la Bocconi conta solo per il nome ma non si fa un cazzo e alla Cattolica si studia ma ormai ci entra chiunque”).

B. “Sono figo vestito così? E’ Versace questa maglietta” (orgoglioso bocconiano, trapiantato a Milano ma terrone duro a morire).

C. “Vivo a Ferrara. Nella mia famiglia tutti medici” (golfini della nonna, snobismo di proporzioni cosmiche. Ti degna di uno sguardo solo se vesti firmato e se studi Medicina, Economia, Ingegneria o Giurisprudenza. E si è invaghita subito del bocconiano che indossava il giubbotto Belstaff anche in bagno).

D. “La differenza tra me e un settentrionale è che io studio come lui ma mi sono fatta un culo” (non rientra in banali clichés riassumibili in codesta sede).

Ovviamente io straquoto l’opzione D. Ma non per puro campanilismo: odio i meridionali e lo sono. Amo quelli che sono meridionali dentro. E soprattutto che danno all’opzione C della primadonna del Bagaglino. L’opzione B si commenta da sé, mentre per la prima vi risparmio le bestemmie del sottoscritto e della signorina D.

College/1

Inghilterra, sogno proibito per milioni di giovanotti scalpitanti di tutto il globo. Italia, inspiegabile feticismo di tutti quelli che ci vivono per rinnegarla e poi rimpiangerla al primo espatrio.

College, fuffa colossale spacciata per “vuoi vivere una vacanza studio da sogno seguendo la scia dei tuoi eroi telefilmici?”. Inglese, lingua meravigliosa al centro di un business degno di un corso di sopravvivenza.

Strapaghi per imparare, mica per assicurarti che nel tuo bulbo capillare non proliferino pidocchi o muffe di ogni genere moltiplicatesi nella moquette.

Il Big Brother è fuori e dentro di te. Il primo giorno è tutto un come stai, fatto di sguardi diffidenti o presentazioni di effetto. La prima settimana è all’insegna del gioco di ruolo e della strategia. Nella tua seconda e ultima settimana, così stitica rispetto ai mesi di permanenza degli altri, sei già in nomination e l’esito è inconfutabile: perché affezionarsi a te se porteranno qualcun altro fino alla fine?

Scaduto il tempo della stoica fuga da Berlusconi ritorni e scopri che ti ha pure risolto l’emergenza rifiuti. Non c’è neanche un pretesto di cui sparlare: non ci manca proprio nulla.