A. “Per me l’Italia finisce a Firenze. Da lì in giù sarebbe per me inconcepibile viverci” (17enne milanese, aspirante studente di medicina in Inghilterra perché “la Bocconi conta solo per il nome ma non si fa un cazzo e alla Cattolica si studia ma ormai ci entra chiunque”).
B. “Sono figo vestito così? E’ Versace questa maglietta” (orgoglioso bocconiano, trapiantato a Milano ma terrone duro a morire).
C. “Vivo a Ferrara. Nella mia famiglia tutti medici” (golfini della nonna, snobismo di proporzioni cosmiche. Ti degna di uno sguardo solo se vesti firmato e se studi Medicina, Economia, Ingegneria o Giurisprudenza. E si è invaghita subito del bocconiano che indossava il giubbotto Belstaff anche in bagno).
D. “La differenza tra me e un settentrionale è che io studio come lui ma mi sono fatta un culo” (non rientra in banali clichés riassumibili in codesta sede).
Ovviamente io straquoto l’opzione D. Ma non per puro campanilismo: odio i meridionali e lo sono. Amo quelli che sono meridionali dentro. E soprattutto che danno all’opzione C della primadonna del Bagaglino. L’opzione B si commenta da sé, mentre per la prima vi risparmio le bestemmie del sottoscritto e della signorina D.


Luglio 22, 2008 alle 1:45 pm
Beh pensa che c’è chi ci vive tutti i giorni con gente che la pensa così, e che te lo rinfaccia giorno dopo giorno.
Poco conta che sappiano benissimo la tua provenienza, loro senza batter ciglio ti dicono “Napoli merita di annegarci nella munnezza”. E io, che sono la tipica che Milano la odio quando ci sto ma detesto il provincialismo del paesino campano da cui provengo, mi ritrovo senza saper cosa dire, sconvolta, irritata e ferita da queste affermazioni.
Poi mi faccio un giro in università, incontro i miei amici, quelli che condividono con me il sudore dei libri. E mi accorgo che ci sono tre salentini, una napoletana, due sardi e tre calabresi. E poi ci sono i milanesi che si fingono terroni. O meglio, quelli che si aggregano a noi, perchè, e questo mi è stato detto, “a stare in questa città mi stavo ingrigendo invece a guardare voi mi sembrate luminosi”. Grazie al cielo i “meridionali dentro” li trovi dappertutto, anche in una città così bella e così grigia, e persino in un college inglese
Luglio 22, 2008 alle 2:55 pm
La cosa più brutta è confidare in esperienze aggreganti e trovarle devastanti. Se in Italia c’è incomunicabilità all’estero non c’è proprio comunicazione.