L’interesse per l’aneddotica ha ormai avuto il sopravvento sui vecchi e polverosi manuali di storia, tutti guerre e cronologie. Basta guardare le sezioni storiche di qualsiasi libreria per notare come la sottocategoria “vita quotidiana” sia piena di scandaletti romanzati spacciati per resoconti attendibili. Troverete ovunque riferimenti al bere sfrenato, alle gozzoviglie conviviali e, dulcis in fundo, al libertinaggio dei costumi sessuali, che è il motivo principale per cui la storia antica è così attuale: dare un alibi alle nostre fantasie più spinte. Non a caso Cecchi Paone ne ha fatto un manifesto per il sesso libero…
Per fortuna, a fare la differenza tra l’acritica frivolezza e la sagace curiosità, è un sano intenditore come Corrado Augias, che con i suoi Segreti di Roma sta impazzando alla grande (per non parlare di quelli di Londra e di Parigi…).
Pepata quanto basta (nel senso che ammicca al suo pubblico senza scadere nella trivialità) la sua retrospettiva sul capolavoro di Guglielmo della Porta, ovvero Il monumento a Paolo III Farnese, collocato a San Pietro alle spalle dell’altare papale. Al fianco del Pontefice ci sono due statue, una che raffigura la Giustizia (a sinistra) e l’altra che incarna la Prudenza (a destra).
Cinque papi dopo, Clemente VIII ritenne che il nudo della Giustizia fosse scabroso e fece di quella statua il primo step di una campagna moralizzatrice (la Controriforma vi dice nulla?), ordinando che “le statue della tomba di papa Paolo III di felice memoria siano levate oppure vengano coperte in modo più decente”.
La disposizione censoria parla di “zinne, petto et altre parti che dicevano fossero troppo lussuriose (…) una coscia scoperta fino all’orlo del vaso naturale”. C’è di più: la leggenda si colora oscenamente quando comincia a circolare la voce che un pellegrino o turista era stato sorpreso a masturbarsi eccitato da quelle nudità. La voce fu ripresa da Gioacchino Belli in un sonetto:
“E’ tanta bella ch’un signore ingrese ‘Na vorta un sampietrino ce lo prese in atto sconcio e co l’uscello in mano”.
Manco a dirlo, nel 1595 la statua fu ricoperta da una coltre di metallo dipinta in modo da assomigliare al marmo. Roba da attizzare ancora di più i guardiani della basilica, tentati “dal sollevarle la gonnella”. Corsi e ricorsi storici. Oggi guardiamo The Tudors per scoprire come se la cavava a letto Enrico VIII e ai tempi della serie Roma protestavamo per la censura perpetrata da Raidue (l’incesto tra Ottaviano Augusto e la sorella l’abbiamo solo intuito).
Altro che obiezioni storiche, volevamo spiare dal buco della serratura quei porci dei romani, prima che arrivassero i bollini rossi, le stelline “ooops” e il Moige.
