La storia che fa sesso: dai The Tudors alla vera Roma

senza naturaL’interesse per l’aneddotica ha ormai avuto il sopravvento sui vecchi e polverosi manuali di storia, tutti guerre e cronologie. Basta guardare le sezioni storiche di qualsiasi libreria per notare come la sottocategoria “vita quotidiana” sia piena di scandaletti romanzati spacciati per resoconti attendibili. Troverete ovunque riferimenti al bere sfrenato, alle gozzoviglie conviviali e, dulcis in fundo, al libertinaggio dei costumi sessuali, che è il motivo principale per cui la storia antica è così attuale: dare un alibi alle nostre fantasie più spinte. Non a caso Cecchi Paone ne ha fatto un manifesto per il sesso libero…

Per fortuna, a fare la differenza tra l’acritica frivolezza e la sagace curiosità, è un sano intenditore come Corrado Augias, che con i suoi Segreti di Roma sta impazzando alla grande (per non parlare di quelli di Londra e di Parigi…).

Pepata quanto basta (nel senso che ammicca al suo pubblico senza scadere nella trivialità) la sua retrospettiva sul capolavoro di Guglielmo della Porta, ovvero Il monumento a Paolo III Farnese, collocato a San Pietro alle spalle dell’altare papale. Al fianco del Pontefice ci sono due statue, una che raffigura la Giustizia (a sinistra) e l’altra che incarna la Prudenza (a destra).

Cinque papi dopo, Clemente VIII ritenne che il nudo della Giustizia fosse scabroso e fece di quella statua il primo step di una campagna moralizzatrice (la Controriforma vi dice nulla?), ordinando che “le statue della tomba di papa Paolo III di felice memoria siano levate oppure vengano coperte in modo più decente”. Leggi il seguito di questo post »

Berlusconi farà la fortuna di parate e autogestioni

silvestrinPremesso che il sottoscritto non si pone nella schiera degli estimatori, mi fa sorridere prevedere le conseguenze del ritorno di Berlusconi. La Guzzanti tornerà a fare denuncia ergendosi a paladina delle folle, Santoro trarrà nuova linfa dall’ennesima prevedibile epurazione. E i personaggi “alternativi” dello spettacolo potranno continuare a dire the right thing sul redivivo premier. Un esempio ce lo dà quel “ribelle” dentro (mentre fuori fa il fighetto di Mtv e Festivalbar, nella tana del lupo in pratica) di Enrico Silvestrin. Sul suo My Space, bigliettino da visita per eccellenza del qualunquismo, se ne esce con la classica perla di rottura prodiga di facili consensi:

“La prima volta sei curioso…(1994)

La seconda vuoi riprovare…(2001)

Alla terza vuol dire che nel culo ti piace proprio…(2008)”

A parte la latente omofobia sottesa nel messaggio, dà a vedere di non aver votato e di essere deluso dalla Casta. Rientra perfettamente nel clichè di quest’oggi: il tipo anti-berlusconiano. Leggi il seguito di questo post »

Mauro Covacich e Pulsatilla: il successo in cambio della privacy

Dire se è nato prima il blogger o lo scrittore non è così apodittico come potrebbe sembrare. Altro che dubbio amletico sull’uomo o la scimmia: i blogger sono degli aspiranti scrittori, mentre gli scrittori sono dei blogger repressi.

Prendete Mauro Covacich, scrittore nonché firma di punta di Vanity Fair: ha appena pubblicato il libro Prima di sparire, che racconta la fine di un matrimonio. Il proprio. Con i nomi veri. Il suo, quello della sua ex-moglie, della nuova compagna, degli amici e di chiunque abbia incontrato nel periodo racchiuso nelle 277 pagine. Dice di aver avuto paura di trasformare una vicenda tanto comune quanto personale in una vittima del modello televisivo, esponendola alla sindrome di intrusione di massa. Era talmente terrorizzato da scrivere il libro di nascosto, mettendosi al computer mentre la sua attuale fidanzata andava seriamente a guadagnarsi da vivere. Tant’è, l’avrà fatto perché è questo che vuole il mercato: i cazzi tuoi, mica lo sfoggio di scrittura.

Quello che mi chiedo è che vita sregolata bisogna avere oggi per fare successo. Se è proprio vero che scrivere è compiacersi di se stessi, nella consapevolezza che è sempre meglio che lavorare sul serio. Se senza una drag queen nell’armadio o un auto-violazione della propria privacy non si diventerà mai nessuno.

Pulsatilla, che al contrario nasce blogger e diventa scrittrice-rivelazione con La ballata delle prugne secche, continua a raccontare sul suo blog dalle uova d’oro le proprie prodezze in giro per il mondo, le esclusive mete estere che riesce a visitare grazie alla paghetta del mensile Max. Per una meridionale disoccupata che nell’editoria milanese ha trovato l’America, mi sembra uno scambio più che equo: la sua vita da macchietta in cambio dello stipendio.

La Quattrociocche, Super Simo e gli autori di Amici: gli scrittori venduti

michela quattrociocche

Un tempo c’erano gli scrittori di professione, che avevano bisogno di un pizzico di successo per vendere ma disponevano in ogni caso di tutti i requisiti “letterari”. Ora le librerie Feltrinelli sono invase da stand promozionali, a metà tra un’edicola e un mediacenter. Dell’austerità di un tempo non hanno più nulla, anzi fanno di tutto per non assomigliare alle respingenti, polverose biblioteche.

Spaziano dal bianco minimalista ai colori accesi, rifiutando l’atmosfera calda di una volta. I punti vendita di articoli editoriali si sono massificati, trasformando la collana di Augias in un must-have e le biografie di Raffaella Carrà e Simona Ventura in degli accessori glamour.  Stando alle indiscrezioni pubblicate da River, pare che lo stesso Tiziano Ferro stia per salire sull’Olimpo dei biografati a tempo di record. Ma, addirittura, questo avverrebbe contro la sua volontà, della serie che oggi il primo furbone intenzionato a sfruttare la tua immagine può sproloquiare sulla tua vita senza che tu ti ci riconosca.

I più attenti analisti del libro usa e getta avranno infine notato, nella montagnetta di letture da supermercato, un nuovo trash-feticcio. Tra Il Cuore e le Stelle degli autori di Amici e le insopprimibili gesta di Step c’è l’opera prima di Michela Quattrociocche (quando si dice, sulla destra, una topa da biblioteca), l’ultima figlioccia di Moccia diventata autrice all’improvviso: Leggi il seguito di questo post »

Elezioni 2008: giornalisti astensionisti, blogger indecisi

Da che mondo è mondo il clou elettorale si gioca sugli indecisi: sta agli organi della stampa informare, mentre ai politici tocca “massaggiare il messaggio” (Duncan Watts docet) fino all’ultimo istante di campagna elettorale. Pensate che, secondo uno studio Usa promosso dall’Università di Notre Dame e dall’università del Texas, i giovani verrebbero influenzati dai toni aggressivi. Alcuni studenti selezionati fra i 18 e i 23 anni hanno espresso la loro preferenza tra i candidati Usa del 2004, Bush e Kerry. Il risultato è che la propaganda negativa ha spostato più preferenze di quella positiva, istigando i prescelti a disprezzare a parole gli urlatori per poi farsi lusingare a votarli.

La speranza ultima a morire è che uno zoccolo duro di votanti consapevoli non abbia bisogno dell’ultima ora per scongiurare il testa o croce. La cosa buffa di queste votazioni, invece, è che a sbancare gli ascolti elettorali sia stato Enrico Mentana, un dichiarato astensionista per 10 anni che ci ha illustrato in uno speciale Matrix le modalità per non disperdere il voto. Un modo come un altro per vantarsi della propria imparzialità?

D’altro canto, c’è un blogger-giornalista –  che non le manda mai a dire - che ha fatto outing sul proprio voto, violando non solo le norme di segretezza ma anche il buonsenso deontologico. Eppure Matteo Failla è fatto così, ci siamo abituati ormai. Quello che non mi sarei aspettato, da un recalcitrante al bloggin’ domenicale come lui, è che potesse passare l’intera giornata a smentire i propri già discutibili propositi. Dopo aver esternato ai suoi lettori di voler recarsi al seggio elettorale con la puerile voglia di deturpare la scheda di voto, si è ricreduto all’ultimo, temendo forse di pentirsi di una scelta così qualunquista. Così ha votato “uno che ha visto su Sky e che ha preparato una campagna con i fiocchi”. E’ proprio vero che il silenzio della par condicio vale più di mille parole.

Luca Luciani, Flavia Vento, prof e blogger: la cultura oppio dei media

luca lucianiL’Arena di Giletti di oggi era incentrata sull’affaire Luca Luciani. Da giorni, infatti, la rete si sta prendendo gioco di questo pezzo grosso, laureato con 110 e lode, a 24 anni, alla Luiss di Roma. E’ accaduto che un direttore generale di Telecom Italia, per aver scambiato la disfatta di Waterloo con un capolavoro di Napoleone, sia stato messo alla gogna mediatica nazionale. C’è chi lo reputa un atto di profonda ignoranza, chi lo giustifica come gaffe. Fanno scandalo le voci che girano sul suo stipendio da capogiro, ma tanto basta per puntare il dito contro l’untore.

Freschi di Zucca Quiz pronti a saggiare l’ignoranza delle pupe italiane e di Iene tronfie nello sputtanare la Casta italiana, ce n’è anche per i businessmen, rei di avere in mano il potere senza una vera cultura alle spalle. Una cultura che si scambia con il nozionismo, con la data del Congresso di Vienna, con l’apparenza intellettualoide che cela apparenze e ristrettezze mentali. I conduttori si divertono a impugnare una cartelletta con cui inchiodare la vittima sacrificale di turno, a colpi di domandine trabocchetto (sarebbe così divertente rigirare la frittata spogliandoli di quell’aria fintamente intellettuale). Mentre con Flavia Vento, partorita televisivamente da un tavolo di plexigas e dunque stupida per gettone di presenza, è fin troppo facile salire in cattedra. Leggi il seguito di questo post »

Bacio sulla guancia fra uomini: l’estero più omofobo del Sud Italia?

zac efron

Se in Inghilterra due uomini si baciano sulla guancia sono additati come gay. Se succede nel Nord Italia la cosa è vista con una certa perplessità. Nel Sud è usanza talmente radicata (prevalentemente tra i giovani) che la stretta di mano è diventata un sinonimo di ipocondria e asocialità. Come fare per destreggiarsi nel marasma di interpretazioni date al rituale delle presentazioni, che ci lascia sempre un senso di inadeguatezza? Per di più quando basta un momento di affettuosità amicale per dare adito a voci di ambiguità sessuale. Basti pensare al tumulto scoppiato nella blogosfera americana, per un bacio a stampo tra Zac Efron e un suo coetaneo liceale (peccato che dalla foto si intraveda solo una presunta somiglianza).

Su Yahoo Answers si interrogano sull’argomento. Interessante la risposta di un utente:

“Convenzioni sociali: l’uomo ha avuto sempre una paura immensa di vedere messa in questione la sua virilità. Così, può essere che un uomo che non si ritiene maschilista e che crede di non avere nessun problema con la sua virilità, abbia paura di baciare un’altro uomo ed essere guardato male”.

Un altro avventore sottolinea, ironicamente, che non c’è affatto pregiudizio nel nostro Paese, e che a offrire il buon esempio è il direttore di rete Fabrizio Del Noce, con gli innumerevoli baci affettuosi dispensati ai suoi dipendenti maschi.

In America hanno inventato un vero e proprio corso di formazione, quello del bacio sociale, rivolto a manager di ambedue i sessi. Un modo scientifico per imparare quando e come baciare le nuove conoscenze in grado di tornar utili. Leggi il seguito di questo post »

Nicole Grimaudo, nuova stella del cinema italiano?

nicole grimaudoMentre Paola Barale prova a mendicare uno straccio di professionalità, la vera erede di Ambra ai botteghini – ne sono sicuro – sarà un’altra ex-ragazza di Non è la Rai (d’altronde Boncompagni ci ha spesso visto giusto). Sembra ieri, quando l’antipatica lolita era a letto con l’influenza e a sostituirla temporaneamente alla conduzione fu una spaurita ragazza di Caltagirone, dal viso pulito e con un sorriso disarmante.

E’ Nicole Grimaudo il nuovo astro nascente del cinema italiano, diviso tra due dei film più attesi della prossima stagione, Bagheria del premio Oscar Giuseppe Tornatore e Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek. Si tratta di due dei registi più quotati e autorevoli del cinema nostrano, che si sono invaghiti artisticamente di lei per ragioni diametralmente opposte:

“E’ come se si fosse accesa una stella all’improvviso, nell’arco di dieci giorni mi è successo di approdare al cinema nel modo più prestigioso e di iniziare a vivere due esperienze indelebili”.

Nel film di Ozpetek è Maja, una donna dell’alta-borghesia, profondamente infelice, moglie di un politico importante e madre di una figlia con cui ha un rapporto freddo e distante. Con Tornatore è una donna vigorosa, un po’ selvaggia, quasi una capobanda. Ecco come si sente a lavorare con due grandi professionisti del set a tempo di record: Leggi il seguito di questo post »

Matteo Maffucci, vali più o meno di Zero?

matteo maffucciMatteo Maffucci è il mio nuovo feticcio. Non sono uno che segue gli Zero Assoluto a livelli maniacali, ma spesso e volentieri il mio plugin Messenger – alcuni se ne saranno accorti – segna Appena prima di partire, preferibilmente nella versione con Nelly Furtado. Insomma, non ho pregiudizio nè ci sbavo dietro tanto per intenderci.

Matteo Maffucci, però, mi incuriosisce. Perché mi colpisce sempre (tranne quando canta, perché lì sappiamo tutti che basta e avanza Thomas De Gasperi). Il ragazzo è al centro della solita polemica che vede miracolati i figli di papà (suo padre è stato uno storico dirigente Rai), e già questo me lo rende potenzialmente discusso. Poi c’è la sua godibile logorrea in radio, in confronto a cui il più timido collega scompare. Matteo, insomma, è quello che sa vendere il gruppo, mentre Thomas pensa a scaldare le corde vocali. Non a caso, gli piacciono le interferenze multimediali che lo hanno visto tra le altre cose lanciarsi sul mercato dell’editoria adolescenziale. Se Spielberg ti odio si pone già di suo nel filone di Tre metri sopra il cielo, ci voleva l’ennesima rivelazione di Vanity Fair per scoprire l’amicizia tra il noto idolo dei Mocciosi e il membro più sveglio degli Zero Assoluto.

Lo ha raccontato Sarah Felberbaum, in un’intervista che ha preso spunto dalla sua ulcera ai tempi di Uno Mattina: per dirvi le genialate di quel giornale. L’erede di Elisa di Rivombrosa, a cui sono restate solo le briciole della tenuta e dell’auditel, ha dichiarato di aver avuto una storia con Matteo e che il suo peggiore incubo sarebbe quello di vederla riproposta in un suo libro, con la complicità dello stesso Federico Moccia. Leggi il seguito di questo post »

Daniela Santanchè: la scheda

santancheNome: Daniela
Cognome
: Santanché
Professione:
Politica
Segni particolari
: l’ago del cruciverba della politica italiana (oltre che primo esempio di candidato premier donna alle elezioni insieme a Flavia D’Angeli). Si definisce una donna verticale, a dispetto di certi pregiudizi “orizzontali” sul sesso femminile, eppure anche lei si è rifatta prima il nome dal chirurgo estetico Santanché, con cui è salita all’altare ventunenne per poi divorziare.

DICONO DI LEI:

Jacques Séguéla
, guru della comunicazione politica europea, ex-braccio destro di Mitterand:

“Ma i colori… e quella faccia un po’ scavata che sembra la Callas. Fa paura”.

Simona Ventura, compagnia di Billionaire estivo:

“È tutto un groviglio ma mi sembra che la Santanchè sia quella che sta giocando meglio le sue carte. Anche se non mi piace che dica che una donna deve avere le palle come un uomo”.

Zucchero, sproloquiatore a buon mercato discografico:

“Era meglio Cicciolina. Almeno si presentava alle elezioni per quello che era. Non una casta che sogna di essere una puttana”.

ACCADDE NELL’OTTOBRE 2005: Ha alzato il dito medio in risposta ai cori degli studenti raccolti in protesta davanti a Montecitorio, dove si stava votando la riforma dell’Università.

FRASI CULT:

“Per fare carriera non l’ho mai data”
“I maschi della destra hanno le palle di lino”
“Vorrei Briatore ministro del turismo”

VIDEO SHOCK: Aldu Busi promette di tagliarsi le palle in cambio delle sue dimissioni dal Parlamento