Rocco Siffredi più diseducativo per un figlio di CentoVetrine?
Luglio 22, 2008 — lordlucasRocco Siffredi ha incarnato per anni l’emblema degli ultimi scampoli di virilità maschile rimastici. Mentre la società è andata alla deriva e l’uomo ha iniziato a misurarsi con la sfacciataggine delle donne, lui è sempre stato lì, con la sua granitica nomea di t(r)ombeur de femmes.
Eppure anche le certezze dello stallone italiano hanno iniziato ultimamente a vacillare. Le numerose interviste che lo stanno vedendo protagonista ne offrono un ritratto inedito, meno ostile ai gay e con un bacio omosex all’attivo. Poi ci si mette il duro lavoro del padre a metterne in crisi i costumi libertini:
“A farmi venire il primo dubbio è stato il mio figlio più piccolo che un giorno mi ha detto che dovrei fare sexy solo con mamma. Questa frase mi è arrivata come una fucilata. Perché aveva 7 anni e noi non gli avevamo insegnato che sexy solo con mamma è la cosa giusta: l’ha detto istintivamente, penso per protezione verso la madre che adora. Mi è iniziata una crisi esistenziale. Mi aiuta il pensiero che, anche se ho fatto la pornostar nella vita, ho una famiglia solida accanto”.
A Rocco gli è presa anche la sindrome del buon samaritano: considerato che tutti lo invidiano perché “si è trombato più di tremila donne”, vorrebbe poter trapiantare “anche lui” così da poter fare contenta almeno un’altra persona:
“Tanti uomini mi hanno confessato che darebbero via la casa per due centimetri in più”.
Il problema per Siffredi jr, col passare degli anni, sarà quello di raccogliere l’eredità di un’icona dell’hard. Avrà dei complessi? Sarebbe stato meglio per lui vivere in un clima familiare più “rassicurante”, anche se il rischio opposto è quello di incorrere in un moralismo di facciata stigmatizzato dallo stesso attore? Leggi il seguito di questo post »



E’ raro che il secchione che è in me si converta incondizionatamente a certi boom commerciali. Mi accade con la tv ma con i libri ho sempre la sindrome accademica, che mi fa evitare certi imbarbarimenti mascherati da linguaggi moderni. Non mi sono piegato a Il Codice da Vinci, ma mi ha emozionato Non ti muovere. Non sono diventato un fan di Benni e Ammaniti, ma ho la fissa di Andrea De Carlo. I suoi libri stanno al mio tempo libero come la serenità sta al mio termometro emotivo. Mi appaga (anche se potrebbe risparmiarci le pose pensose, col ricciolo ribelle a metà tra Scamarcio e Baricco).
L’interesse per l’aneddotica ha ormai avuto il sopravvento sui vecchi e polverosi manuali di storia, tutti guerre e cronologie. Basta guardare le sezioni storiche di qualsiasi libreria per notare come la sottocategoria “vita quotidiana” sia piena di scandaletti romanzati spacciati per resoconti attendibili. Troverete ovunque riferimenti al bere sfrenato, alle gozzoviglie conviviali e, dulcis in fundo, al libertinaggio dei costumi sessuali, che è il motivo principale per cui la storia antica è così attuale: dare un alibi alle nostre fantasie più spinte. Non a caso Cecchi Paone ne ha fatto un manifesto per il sesso libero…

